7.5
- Band: FRONTIERER
- Durata: 00:49:30
- Disponibile dal: 01/10/2021
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Al terzo album non si può più affermare che i Frontierer siano una sorpresa, né che non si sappia cosa aspettarsi dalla loro esplosiva proposta sonora. I ragazzi britannici, sfruttando una capillare presenza social e un immaginario schizoide e multicolore alimentato intelligentemente tramite Bandcamp e altre piattaforme, si sono ritagliati una buona popolarità nel circuito mathcore. Una materia sfuggente e incandescente, che stando ai contenuti del nuovo “Oxidized” non conosce freni e si allinea tranquillamente – si fa per dire – agli standard dei precedenti “Orange Mathematics” e “Unloved”. Fluorescenza di suoni, ritmi spastici, destrutturazioni, poliritmie lancinanti e un senso di ansia permanente sono contenuti già bene apprezzati in passato e rafforzati lungo una tracklist che non conosce pause o allentamenti. Andando contro alle regole della buona educazione, che vorrebbero formule siffatte concentrate in un tempo consono, non sfibrante, il gruppo guidato dal polistrumentista Pedram Valiani ci sbatte in faccia una cinquantina di minuti di musica, divisa in sedici tracce. Un guazzabuglio di stimoli sensoriali, che riprende e allarga quella stramba commistione di metal estremo, hardcore, djent ed elettronica apprezzata in “Unloved”.
L’elettronica, virata alla chiptune e al noise, dilata gli spazi di manovra e offre un quadro assai allucinato, che si combina alla perfezione all’angosciante sequela di spasmi, accelerazioni scomposte, ghigliottinate sadiche allestite con la strumentazione prettamente metal. L’effetto ‘scheggia impazzita’ tipico di questi melting pot è la costante lungo l’intera durata del lavoro, nel quale ci pare di intravedere uno spirito di esplorazione e una voglia di stranezza tutt’oramolto forte. Rimanendo saldamente, in ogni caso, dentro il recinto di sortite già stabilito con i due dischi precedenti, mentre con “Oxidized” si va ad affinare il campionario di formule, senza andare ad aggiungere chissà quanto al quadro generale. A caratterizzare questo deflagrante composto sonoro ci pensano allora i particolari, le piccole sfumature. La somiglianza coi Meshuggah, innazitutto, in alcuni casi si fa particolarmente chiara, per via dell’insistenza su groove e poliritmie inconfondibilmente legate ai maestri svedesi; stessa affermazione la possiamo fare per i suoni, affilati, compatti e spessi proprio come quelli della formazione di Jens Kidman.
Le strutture, lievemente più ordinate – prendete con le pinze questa constatazione – portano a loro volta in un contesto più legato a canoni metal che non a quelli dell’hardcore sperimentale, almeno in alcuni passaggi della tracklist; lasciando di converso intatta in altre sezioni la sensazione di assistere a un olocausto nucleare in musica, uno scoppio improvviso senza alcuna (apparente) logica. Si odono qua e là a divagazioni dal taglio vagamente ‘atmosferico’, incisi che nulla c’entrano con quanto vi è attorno, che dovrebbero indurre a feeling meno immediati e più cerebrali. Una buona idea, anche se al momento ciò rimane un po’ sullo sfondo, quasi fosse un tentativo di variare le normali metodologie di assalto, ma in fondo non ci si credesse più di tanto. Quali epigoni di formazioni di culto come Tony Danza Tapdance Extravaganza o Car Bomb, oppure di numi tutelari come i già citati Meshuggah e i primi The Dillinger Escape Plan, i musicisti d’Oltremanica fanno anche stavolta una gran bella figura. Certamente, al terzo disco su coordinate similari, pur con una sua varietà interna abbastanza ampia, lo stupore iniziale si è un po’ perso: i contenuti di “Oxidized” sono in ogni caso rilevanti, non vediamo l’ora di assaporare live la cibernetica macchina da guerra scozzese!
