FRONTIERER – Unloved

Pubblicato il 23/10/2018 da
voto
8.0
  • Band: FRONTIERER
  • Durata: 00:56:19
  • Disponibile dal: 27/07/2018
  • Etichetta:
  • Distributore:

Semplifichiamo mortalmente il discorso: siete orfani inconsolabili dei The Dillinger Escape Plan di “Calculating Infinity”? Per qualche inspiegabile motivo rimpiangete i ‘vecchi’ Meshuggah (quel ‘vecchi’ è ironico, la band svedese non ha stravolto se stessa né dato finora segni di cedimento)? Rasserenatevi, ci sono i Frontierer per voi. La band scozzese ha impresso una formidabile rotazione a tutto ciò che orbita attorno all’ipertecnicismo schizofrenico applicato all’hardcore. Un salto in avanti in termini di pazzia compositiva e accostamenti in bilico fra caos e mosh assassino, arroganza e intellettualismo per sadici di professione, già ben consolidato nel primo album, “Orange Mathematics”, segnalatosi quale uno degli oggetti di maggior interesse del panorama Bandcamp a fine 2015. Di quel disco si apprezzava il mix destrutturato e scorticante delle due formazioni citate in apertura, il dinoccolarsi dei primi in mille direzioni diverse simultaneamente, le poliritmie di granito e il groove terremotante dei secondi, ma emergevano altri due aspetti, piacevolmente inquietanti: in primis la durata, sproporzionata, quasi oltraggiosa (oltre cinquanta minuti, roba da vedere i propri padiglioni auricolari fuggire in lacrime); la seconda, gli le intrusioni dell’elettronica, guerriglia allora spesso di retroguardia, però già bella minacciosa. Due anni e mezzo dopo suppergiù, si sale un altro scalino.
Ormai riconoscibilissimi, in assenza di preamboli ci investono con l’esplosione nucleare, iridescente e contagiosa, di “Tumoric”. L’impressione di essere di fronte a una semplice prosecuzione di quanto già prodotto svanisce poco per volta, addentrandoci in una tracklist che aumenta la cura dei dettagli, si fa da un lato più contaminata, impetuosa e sfrenata, dall’altro manifesta una volontà distruttiva che può essere, a volte, dolorosa e diretta come una craniata in volto. Nell’apoteosi di catastrofi cibernetiche messe in moto, non raramente si rinvengono sfoghi impulsivi che potrebbero catturare anche gli ascoltatori devoti a stilemi più ‘ignoranti’: pensate a dei breakdown death-core agitati come fossero dei cocktail, infilzati da stilettate noise, e avrete una vaga idea di quello che i Frontierer possono proporre quando sono relativamente accessibili. A indurre un invidiabile stress permanente, è il vociare perenne del singer Chad Kapper, che lascia erompere gli strumenti in solitudine per porzioni assai ridotte delle tracce. Il math-core degli scozzesi contempla durezza d’acciaio e una gommosità che gli fa prendere le forme più inconsuete: il noise/industrial quasi ballabile di “Gower St.” è una goduria impareggiabile, ad esempio.
Le produzioni di mosh possono essere corposissime, si ascoltino i baccanali percussivi di “Fluorescent Nights”, graziata da un’apertura grind mozzafiato e attraversata da estrose scintille dubstep. L’elettronica non appare sempre con le medesime sembianze, può creare una differente interpretazione di una partitura chitarristica elaboratissima, oppure preparare il campo con fasi di alleggerimento a schegge di brutalità inaudita (i terrificanti botta e risposta di “The Sound Of The Dredge In Deathcount Woods”). Gli accenni a un lento elettronico, con voci pulite filtrate, all’inizio di “Heartless 101”, introducono a una spremitura di synthwave, cori puliti di sottofondo, sprofondamenti sludge, rumorismo scorticante, denotanti una sapienza nel disegnare accostamenti fra mondi lontanissimi di primissima categoria.
L’evocazione di città del futuro sterminate, dipinte di colori freddi, prosciugate di calore umano, affiora negli inserti alienanti di “Unloved & Oxidized”, altro inconcepibile concentrato di tempi dispari, mitragliate di effetti, stacchi massacranti, attorcigliamenti da mal di testa. Eppure la coesione non solo non si perde, pare rinfrancarsi ad ogni invenzione partorita dal chitarrista Pedram Valiani, autore di tutta la musica e i testi, nonché produttore. Quando i tempi rallentano lievemente e si punta a un incedere stoppato e asfissiante, assistiamo a uno stordente mix di Meshuggah e Shining epoca-“Blackjazz”, con il mammut di “Electric Gag”. E sul finale ecco altre sperimentazioni, siano la melodia vagamente leggera in apertura della già citata “The Sound Of The Dredge In Deathcount Woods” o la musica per videogiochi in “Neon Barnacle”, incastonate in tirate deliranti, all’interno delle quali i suoni provenienti da strumentazione rock e macchinari industrial si compenetrano in un’unica sostanza. “Unloved” è un disco colossale, per i contenuti e la durata, che assieme a “Time Will Die And Love Will Bury It” dei Rolo Tomassi ridefinisce alcune sfaccettature del post-core con classe e libertà espressiva. Visto che la band lo propone in formula ‘name your price’, anche un solo giro di giostra è dovuto.

TRACKLIST

  1. Tumoric
  2. Gower St.
  3. Fluorescent Nights
  4. Designer Chemtrails
  5. Glitcher
  6. Heartless 101
  7. The Destruction Artist
  8. Unloved & Oxidized
  9. Bombgnasher
  10. Electric Gag
  11. The Sound Of The Dredge In Deathcount Woods
  12. Neon Barnacle
  13. Darkside Moonstroll
  14. Reprogrammed Dawn
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.