6.0
- Band: FROZEN SOUL
- Durata: 00:39:14
- Disponibile dal: 08/01/2021
- Etichetta:
- Century Media Records
- Distributore: Sony
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Dopo avere esordito lo scorso anno tramite un demo stampato dalla Maggot Stomp, i Frozen Soul hanno firmato per Century Media Records per la pubblicazione del loro primo full-length album, andando a rimpolpare la frangia death metal della scuderia di una delle poche grandi etichette che sembra ancora avere a cuore l’underground e le sonorità meno ‘radiofoniche’ del nostro panorama. I ragazzi texani, tuttavia, non sono esattamente i nuovi Blood Incantation: il gruppo, infatti, con “Crypt of Ice” realizza un disco dal quale non emerge alcuna ansia di ricerca o sperimentazione, bensì un songwriting che cerca di misurarsi con la più classica tradizione del genere, partendo in primis da partiture groovy e ritmiche midtempo che rimandano senza troppi giri di parole a Obituary e Bolt Thrower. Un lavoro che da un lato si fa segnalare per una coerente linea compositiva, ma che dall’altro stenta un po’ a decollare a causa di una tracklist, che, sulla lunga distanza, dà l’impressione di essere sin troppo basata su puri esercizi di stile che prendono qua e là da certi grandi classici senza però riuscire a trovare puntualmente quel guizzo capace di restare impresso. L’idea del concept ‘artico’ poteva risultare interessante, tuttavia le velleità atmosferiche della band non vanno al di là di alcuni sample, dei titoli delle canzoni e di una voce che pare arrivare da lontano; il fulcro del disco resta un death metal quadrato che non sposa troppe aspirazioni eleganti e che spinge su impatto primitivo e su strutture che vanno dritte al sodo senza chissà quale brio. Si sente benissimo che la ricerca di soluzioni più ‘alte’ ancora non è maturata del tutto per i Frozen Soul, i quali comunque riescono a strapparci un sorriso con alcuni piacevoli brani, come, ad esempio, l’opener-titletrack o “Twist the Knife”. Da qualche tempo a questa parte, tutti quei riff da headbanging immediato che un tempo venivano tanto bene agli Obituary sono patrimonio dei mastodontici Xibalba, ma il quintetto originario di Fort Worth potrebbe riuscire ad avvicinarsi a simili livelli di efficacia soltanto con maggiore costanza e ispirazione. Per il momento, gli sforzi del gruppo americano producono risultati alterni, tanto che “Crypt of Ice” non va oltre una interlocutoria sufficienza.
