7.0
- Band: FROZEN SOUL
- Durata: 00:35:34
- Disponibile dal: 08/05/2026
- Etichetta:
- Century Media Records
Al terzo full-length, i Frozen Soul sembrano finalmente trovare una direzione convincente con “No Place Of Warmth”, un disco che segna un passo avanti tangibile rispetto ad alcune ingenuità del passato. Dopo un esordio fortemente ancorato a una sorta di revival death metal ortodosso nei riferimenti – con lo sguardo rivolto soprattutto a Bolt Thrower e Obituary – ma un po’ goffo e ripetitivo nello svolgimento, più un secondo capitolo, “Glacial Domination”, che cercava, almeno a tratti, una via più moderna sotto la guida di Matt Heafy dei Trivium, la band texana appare oggi più consapevole sia dei propri mezzi che dei propri limiti.
È proprio questa consapevolezza a fare la differenza: “No Place Of Warmth” non ostenta una ricerca ossessiva di una presunta autenticità old school, né si perde in forzature stilistiche per risultare più ‘duro’ o ammiccante a seconda delle circostanze. In quest’occasione, il suono, tutto sommato, resta saldo su coordinate death metal vecchio stampo, semplici e robuste – la title-track è finalmente un valido esempio di rivisitazione del classico Bolt Thrower sound, con delle melodie molto ispirate – ma si apre con ulteriore naturalezza a influenze metallic hardcore e groove metal che, questa volta, non vengono né camuffate né esasperate. Il risultato è un equilibrio più spontaneo, meno costruito, dove le varie componenti convivono senza enormi attriti. La presenza di ospiti come Gerard Way dei My Chemical Romance (sulla suddetta title-track) e Robb Flynn dei Machine Head (nella cafonissima “Invoke War”) è indicativa di questo approccio stilistico più libero, quasi disinvolto. Non si tratta tanto di semplici featuring, quanto di una dichiarazione d’intenti: i Frozen Soul evidentemente non sentono più il bisogno di dimostrare appartenenze rigide o di aderire a un oltranzismo death metal che, in passato, appariva talvolta un po’ posticcio o che, nel secondo album, era stato smorzato con soluzioni melodiche non sempre centrate.
Musicalmente, il disco va tutto sommato dritto al punto: come prevedibile, i riff sono semplici, diretti, spesso volutamente ‘ignoranti’, costruiti per funzionare dal vivo più che per stupire su disco (vedi brani come “Eyes of Despair” o “Frost Forged”). Le ritmiche sono solide, spesso cadenzate, e privilegiano un impatto immediato. In alcuni passaggi più asciutti e muscolari affiora persino un’eco dell’ibrido death metal/hardcore degli Xibalba, paragone ora non più fuori luogo e, anzi, decisamente lusinghiero, anche se qui la produzione risulta più pulita e controllata. Non a caso, non tutto, in questo senso, convince: la batteria, in particolare, presenta un suono di cassa eccessivamente appuntito, artificiale, che finisce per ricordare una sorta di telescrivente metallica, mettendo talvolta in secondo piano le chitarre e togliendo un po’ di profondità all’impatto complessivo. È un dettaglio che, a lungo andare, può risultare fastidioso, soprattutto in un contesto che fa della fisicità sonora uno dei suoi punti di forza.
Al netto di queste sbavature, “No Place Of Warmth” resta comunque il lavoro più compatto e centrato della carriera dei Frozen Soul. Meno velleitario rispetto al passato, più concreto e orientato alla resa live, il disco mostra una band che ha smesso di inseguire modelli fuori portata e ha iniziato, finalmente, a suonare per ciò che è, con risultati, in questo caso specifico, più costanti. Non un salto rivoluzionario, ma un passo deciso nella direzione giusta.
