FU MANCHU – We Must Obey

Pubblicato il 08/02/2007 da
voto
6.5
  • Band: FU MANCHU
  • Durata: 00:34:00
  • Disponibile dal: 20/02/2007
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: EMI

Ci eravamo lasciati tre anni orsono con “Start The Machine”, ultimo lavoro dei Fu Manchu, formazione statunitense che nel corso degli anni ha goduto dell’onda lunga del successo dello stoner. Tre anni sono parecchi per una band che fa dell’impatto e della schiettezza la propria bandiera: le aspettative si gonfiano giorno dopo giorno e può darsi che anche un album tutto sommato discreto come “We Must Obey” finisca schiacciato sotto il peso delle aspettative. Oltretutto i ragazzi avevano promesso un ritorno al punk più grezzo, quello dei loro esordi a fine anni ottanta, quando il riferimento principale della loro musica erano i seminali Black Flag. In sostanza il nuovo lavoro disattende parzialmente quanto dichiarato, andando a collocarsi come sempre al crocevia tra rock, punk, stoner e un pizzico di grunge. Il risultato finale può ricordare i Nashville Pussy stonati dal vento del deserto e da sostanze lisergiche, quindi un rock senza fronzoli che va dritto al cuore e non perde tempo con inutili orpelli: in questo senso lo spirito punk è perfettamente rispettato. Il sound che esce dalle casse è sporco e cattivo a dovere, grazie alla produzione di Andrew Alekel (Rancid, Queens Of The Stone Age), che mette in primo piano le chitarre del leader Scott Hill e di Bob Balch, sempre con la distorsione sul dieci. Le undici tracce che compongono “We Must Obey” passano dalla maggiormente ritmata title track o da “Between The Lines” a partiture più propriamente stoner come in “Hung Out To Dry”. La voce di Hill, riesce a convincere pur non essendo estremamente grintosa, mentre la sezione ritmica composta da Brad Davis al basso e Scott Reeder (non l’ex membro dei Kyuss) dietro le pelli impartisce una bella lezione fatta di sudore e distorsione, che in certe proposte non dovrebbero mai mancare. Da segnalare alcuni brevi stacchi psichedelici come quello di “Lesson” che meriterebbero di essere approfonditi. L.A. Weekly ha definito il sound dei Fu Manchu “più californiani dei Beach Boys”: in realtà la band fa onestamente (e con mestiere, oseremmo dire) la propria parte e alla fine dei conti è giusto dopo una decina di album che si scrollino di dosso la nomea di emuli dei Kyuss e smettano di essere ricordati come la ex band di Brant Bjork. I ragazzi sanno camminare con le loro gambe e, anche se “We Must Obey” non è un capolavoro, sa regalare una mezz’ora abbondante di buona musica che non fa pensare alle brutture che ci circondano.

TRACKLIST

  1. We Must Obey
  2. Knew It All Along
  3. Let Me Out
  4. Hung Out To Dry
  5. Shake It Loose
  6. Land Of Giants
  7. Between The Lines
  8. Lesson
  9. Moving In Stereo
  10. Didn't Really Try
  11. Sensei Vs. Sensei
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