7.5
- Band: FUATH
- Durata: 00:42:53
- Disponibile dal: 02/01/2026
- Etichetta:
- Northern Silence Prod.
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Andy Marshall non è una persona a cui piace stare con le mani in mano. Nonostante gli impegni (e i successi) con la sua band principale – la formazione atmospheric/folk black Saor – il Nostro ha trovato il tempo per dare vita al terzo capitolo della sua one-man band personale, i qui presenti Fuath, dandoci di che disquisire mentre attendiamo di effettuare l’annuale giro di boa di un nuovo capodanno, pronti a lasciarci alle spalle un 2025 che ci ha lasciato in dote un sacco di nuova musica, ascoltata e ‘parlata’.
Chi ha già confidenza col progetto sa bene che, anche in questo caso, sempre di black metal atmosferico si tratta. A differenza di quanto accade nei Saor, però, qui il buon Andy può dare sfogo a tutto il suo amore per la versione più nuda e cruda del genere: niente folk, niente sinfonie bucoliche, niente romanticismo rurale; solo gelo, solitudine e aneliti notturni (un po’ come negli ultimi Paysage D’Hiver e Drudkh, ma in modo un po’ meno meno ‘severo’ e isolazionista).
Come da tradizione, l’album, intitolato semplicemente “III” (in continuità con i precedenti, intitolati “I” e “II”), si compone di pochi brani – quattro, per la precisione – tutti di lunga durata (si va dagli otto minuti scarsi di “Embers Of The Fading Ages” ai tredici minuti e mezzo di “The Sluagh”) e tutti portatori di un incontrovertibile senso di ‘circolarità’, donatagli da costrutti compositivi chiaramente concepiti con lo scopo di dare ai brani la massima carica catartica ed immersiva possibile.
Andy può vantare una lunga esperienza sul campo, e sa bene come maneggiare la materia in questione in modo da ottenere in ogni frangente la resa umorale più pertinente e funzionale; ciò traspare in modo lampante fin dall’intensa opener “The Cailleach”, brano marchiato a fuoco da riff di chitarra avvolgenti e penetranti (ma anche affilati e gelidi, alla bisogna) e da architetture atmosferiche tanto lineari quanto efficaci: zero sovrastrutture e zero ‘effetti speciali’, solo tanta emotività e tanta voglia di fare black metal ‘all’antica’, freddo ed essenziale.
L’alternanza di blast beat e momenti più lenti e contemplativi dona dinamicità al tutto, mentre la decisione di non indulgere in ostentazioni melodiche propriamente dette dona alla composizione (così come all’intera opera) un tono ancora più austero e glaciale.
La successiva “Embers Of The Fading Age” rivela fin da subito un’anima ancora più ‘grim and frostbitten’, sebbene l’uso mantrico degli arpeggi, così come alcune porzioni dai marcati sentori ambient, donino al tutto un tono psichedelico dai connotati piuttosto moderni, per quanto riguarda la resa complessiva.
Non ci troviamo, infatti, al cospetto di un lavoro nostalgico, né nei suoni né, tantomeno, nelle intenzioni: per quanto l’amore verso un certo modo old-school di intendere il genere traspaia da ogni singolo solco di questo “III”, la sua cifra stilistica e sonora lo identificano assolutamente come un prodotto al passo con i tempi anche quando, come accade nell’enfatica “Possessed By Starlight” (un autentico trip, grazie ai suoi siderali inserti di synth ), le cose si fanno, a tratti, più arcigne e abrasive.
La conclusiva “The Sluagh” (probabilmente l’highlight assoluto dell’intero album) non fa che confermare – e rafforzare – tutto ciò che abbiamo detto finora riguardo a questa convincente opera terza dei Fuath, a partire dal suo attacco feroce e stordente, passando poi per le magnifiche aperture atmosferiche (che rimandano un po’ ai mai abbastanza celebrati Evilfeast, oltre che ai soliti Summoning, autentici padri putativi del genere), senza peraltro dimenticare gli intensi e introspettivi momenti dai connotati ambient.
In estrema sintesi, possiamo constatare con gioia come questo “III” ci permetta di aprire il 2026, in ambito atmospheric black metal, con un album che magari non cambierà le carte in tavola del genere (non che ne avesse le velleità, peraltro), ma che ci garantisce quaranta minuti abbondanti di musica ispirata, emozionante e ottimamente concepita e realizzata. Questa notte è gelida, ed è tutta per noi. Promossi senza riserve.
