8.5
- Band: FUDGE TUNNEL
- Durata: 00:45:12
- Disponibile dal: 20/08/1991
- Etichetta:
- Earache
Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, la musica estrema stava attraversando una fase di ispirazione che avrebbe cambiato per sempre il metal, sviluppandosi attraverso diverse scene slegate tra loro, ma in qualche modo accomunate da un forte slancio creativo.
I dischi d’esordio di Venom, Celtic Frost e Bathory erano stati pubblicati solamente qualche anno prima. Uno degli epicentri di questa rivoluzione era sicuramente la Earache Records, approdo dei più grandi gruppi europei e americani del momento. Fondata a Notthingham nel 1985 da Digby Pearson, l’etichetta anglosassone ha battezzato band quali Napalm Death (tanto che “Scum” può essere considerato il primo grande successo della label), Carcass, Terrorizer, Entombed, Cathedral; e la lista potrebbe proseguire ancora a lungo, con il catalogo contraddistinto dal celebre prefisso MOSH a mettere in fila una serie irripetibile di capolavori arrivati fino ai giorni nostri.
Tra i gruppi usciti da questo scenario, i Fudge Tunnel non sono stati tra i più longevi, ma la loro storia merita decisamente di essere rivissuta. La band fu fondata proprio a Nottingham nel 1988 da Alex Newport (voce e chitarra), David Ryley (basso) e Adrian Parkin (batteria) con l’intento di pubblicare un solo album e poi sciogliersi, come gli stessi protagonisti hanno raccontato in alcune interviste.
Tra il 1989 e il 1990, il terzetto pubblica due EP che raccolgono un successo fulmineo ed inaspettato: “Sex Mammoth” e “The Sweet Sound Of Excess”, stabilendo le coordinate di un suono allora unico e permettendo loro di attirare le attenzioni della Earache Records, che li mette sotto contratto.
Sono alte le aspettative per l’album di debutto, che arriva nel 1991 con il titolo molto metal di “Hate Songs in E Minor” (il Mi minore è una delle tonalità più utilizzate nell’heavy metal per il suo suono oscuro), e propone una miscela sonora assolutamente innovativa, anche in un momento storico in cui lo spirito pionieristico non difetta.
Il primo ingrediente può essere individuato nello sludge: a quei tempi, negli Stati Uniti, i Melvins sono già un gruppo di culto, e i tratti caratteristici di un disco come “Gluey Porch Treatments” — soprattutto la fusione tra metal e hardcore — ci sono tutti nella musica dei Fudge Tunnel, che, però, sembrano essere una versione europea del genere, scevra del calore blues tipico della scena americana. La seconda componente è l’industrial; e, in questo caso, l’influenza è geograficamente più vicina, addirittura in casa Earache, dove i Godflesh hanno pubblicato due anni prima “Streetcleaner”, vero e proprio manifesto, ed altre realtà, come gli emergenti Pitchshifter, stanno muovendo i primi passi. Non manca, infine, un pizzico di noise rock; ed anche in questo caso non si deve guardare lontano, essendo l’Inghilterra patria di una formazione seminale quali gli Skullflower.
Il sound che ne risulta è decisamente difficile da catalogare: un muro di suono compatto, grigio e freddo, su cui si staglia la voce abrasiva di Newport a lanciare invettive tra politica e critica sociale, spesso ammantate da uno humour tipicamente inglese. Quarantacinque minuti di atmosfere torbide, annichilenti, tra chitarre pesantissime e ritmiche claustrofobiche, che, nonostante questa omogeneità a livello di umore, trovano nella varietà uno dei punti di forza.
Ogni brano ha un carattere specifico ed è proprio la qualità delle canzoni a rendere “Hate Songs In E Minor” un album memorabile: si spazia dai ritmi ossessivi di “Hate Song” all’hardcore di “Gut Rot”, dall’industrial di “Boston Baby” ad una “Hate Song (Version)” in odore di dub, fino alle due cover posta in chiusura: “Sunshine Of Your Love” in versione noise ed una snella e disinvolta “Cat Scratch Fever”.
Curiosa la vicenda legata alla copertina del disco: inizialmente questa avrebbe dovuto rappresentare un uomo decapitato, ma, in seguito alla perquisizione negli uffici della Earache Records a causa di una fotografia destinata ad un altro gruppo (sembra i Painkiller di John Zorn), questa fu sequestrata. L’uscita era imminente; e, anche se l’immagine fu restituita poco dopo, si decise di sostituirla con uno scatto della band dal vivo.
“Hate Songs In E Minor” permise ai Fudge Tunnel di raggiungere una certa notorietà, tanto che la band, a discapito delle intenzioni iniziali, incise altri due dischi — “Creep Diets” del 1993 e “The Complicated Futility Of Ignorance” dell’anno successivo — e andò in tour con band del calibro di Fugazi e Godflesh, prima dello scioglimento datato 1995.
Dei tre protagonisti, Adrian Parkin non ha lasciato ulteriori tracce nel mondo della musica; David Ryley è entrato a far parte dei Conan; mentre Alex Newport lavora attualmente come produttore, tecnico ed ingegnere del suono nel suo studio Future Shock in California, e ha all’attivo collaborazioni con Mastodon, Kylesa, Sepultura, Ratos De Porão. Ma, come musicista, il secondo fiore all’occhiello nella sua discografia è “Point Blank” nel 1994, frutto della collaborazione con Max Cavalera a nome Nailbomb.
