FUNEBRARUM – Beckoning The Void of Eternal Silence

Pubblicato il 19/05/2026 da
voto
8.0
  • Band: FUNEBRARUM
  • Durata: 00:49:00
  • Disponibile dal: 29/05/2026
  • Etichetta:
  • Pulverised Records

Il ritorno dei Funebrarum con “Beckoning the Void of Eternal Silence” ha il sapore di un evento atteso, quasi improbabile dopo anni di silenzio e inciampi. Per chi ha seguito da vicino la rinascita del death metal più ortodosso nel nuovo millennio, il nome della formazione originaria del New Jersey resta indissolubilmente legato a quella prima, decisiva ondata revivalista che ha rimesso al centro un linguaggio antico, viscerale e profondamente tetro nello spirito. Insieme a Dead Congregation, Cruciamentum e Undergang, i Funebrarum hanno incarnato un’estetica precisa, poi consacrata anche in contesti di culto come il Kill-Town Death Fest di Copenhagen.

A posteriori, il mostruoso secondo full-length del gruppo, “The Sleep of Morbid Dreams”, resta una pietra angolare: un disco che ha definito standard qualitativi per quasi chiunque difficili da eguagliare, per ispirazione, coerenza e autorevolezza. Da allora, tuttavia, il percorso della band si è fatto accidentato, tra cambi di formazione e varie pause, il tutto poi aggravato dal periodo pandemico qualche anno dopo. In mezzo a questo periodo un po’ sconclusionato, lo stesso mini “Exhumation of the Ancient”, pubblicato nel 2016, non era riuscito a segnare una vera ripartenza, lasciando piuttosto l’impressione di una parentesi interlocutoria.

“Beckoning…” arriva dunque quasi in sordina, senza clamori, ma con il peso specifico delle grandi attese. Ed è proprio qui che i Funebrarum sorprendono: pur inevitabilmente mutati nella forma, restano assolutamente riconoscibili nella sostanza. Il loro death metal continua a germinare da coordinate ben precise, quelle del suono finnico più arcano e sotterraneo, debitore di Abhorrence e dei primissimi Amorphis, quello dell’impatto granitico dei Grave, ma filtrato attraverso una fisicità tipicamente americana che richiama i Morpheus Descends e ovviamente i classici Incantation. L’esecuzione resta un punto di forza assoluto: la matrice è inequivocabilmente statunitense, non tanto per il suono quanto per la lucidità con cui la band gestisce strutture e cambi di tempo. Il batterista Charlie Koryn (Incantation, Morbid Angel, Ascended Dead) si distingue per dinamismo e vigore, contribuendo a dare profondità a brani che, come di consueto, evitano la monotonia grazie a continui slittamenti ritmici. Non si tratta mai di mera esibizione tecnica, ma di un controllo consapevole della tensione narrativa. Una delle novità più rilevanti è poi l’apporto del canadese Phil Tougas (Chthe’ilist, Worm), musicista poliedrico che arricchisce il tessuto sonoro con assoli di chitarra anche molto elaborati e interventi di tastiera discreti ma significativi. Elementi che per fortuna non snaturano la proposta, ampliandola nelle giuste dosi e conferendole una dimensione leggermente più stratificata rispetto al passato.

Per il resto, “Beckoning…” rimane fedele ai cardini stilistici della band: riff quadrati, un’atmosfera plumbea e minacciosa, più il growl del leader Daryl Kahan, profondo e quasi indistinguibile dal magma sonoro che lo circonda. Ogni brano offre almeno un passaggio memorabile, ma è soprattutto l’insieme a colpire: un flusso compatto, solenne e al tempo stesso carico di un’inquietudine latente. Ciò che impressiona è la naturalezza con cui i Funebrarum si muovono in questo territorio: non c’è alcuna forzatura. Il loro death metal, freddo e ‘invernale’ nei toni, appare come un’estensione organica della loro identità. E proprio questa dimensione merita di essere approfondita: non si tratta soltanto di una suggestione estetica, ma di una qualità intrinseca alla scrittura e al suono. Le chitarre evocano paesaggi immobili, rarefatti, quasi congelati nel tempo, dove ogni nota sembra sospesa nell’aria gelida. I tempi medi e cadenzati, alternati a improvvise accelerazioni, ricordano il mutare di un clima ostile, in cui la quiete è sempre solo apparente. Anche la produzione contribuisce a questa sensazione: niente calore superfluo, nessuna patina moderna, ma un suono asciutto, che lascia emergere ogni increspatura del riffing e ogni riverbero come fosse vento che soffia tra strutture in rovina. È un inverno sonoro che non concede conforto, ma che allo stesso tempo affascina per la sua austerità e per la sua coerenza interna.

“Beckoning the Void of Eternal Silence” non è soltanto un ritorno riuscito: è la riaffermazione di un’autorevolezza che pochi altri possono vantare in questo ambito. I Funebrarum non suonano come una band che deve dimostrare qualcosa, né come veterani che cercano di replicare un passato glorioso. Al contrario, trasmettono una sicurezza che deriva da un linguaggio pienamente assimilato, da una visione che non ha bisogno di essere ribadita a parole perché si manifesta in ogni scelta compositiva. In un panorama in cui molte nuove realtà revivaliste si affacciano senza avere grandi idee da mostrare, i Funebrarum mantengono una posizione peculiare: quella di chi c’era prima che tutto questo diventasse un movimento riconosciuto e codificato. La loro importanza non è solo storica, ma anche espressiva: risiede nella capacità di scrivere riff che suonano inevitabili, di costruire atmosfere che non cercano l’effetto immediato ma si sedimentano lentamente, e soprattutto di evitare il manierismo fine a sé stesso. In questo senso, “Beckoning…” è anche una lezione implicita: dimostra come il death metal più tradizionale possa ancora essere vitale senza bisogno di compromessi, affidandosi unicamente alla forza dell’ispirazione e a una visione artistica lucida e incorruttibile.

 

TRACKLIST

  1. The Arrival (Intro)
  2. Beckoning the Void of Eternal Silence
  3. Sa Nagba Amāru
  4. Through the Barren Halls of Grieving Emptiness
  5. Into Dark Domains
  6. Ancestral Manor (Intro)
  7. Anhela Odor Mortuorum (The Adepts)
  8. From Rotting Burial Shrouds
  9. Turning the Stones of Torment
  10. The Whispering Cathedral - Epilogue
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