7.0
- Band: FUNEBRARUM
- Durata: 00:22:00
- Disponibile dal: 02/27/2016
- Etichetta:
- Doomentia Records
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“Exhumation of the Ancient” sancisce l’ufficiale ritorno sulle scene dei Funebrarum, negli ultimi anni passati attraverso un periodo di stasi poi culminato, nel 2015, in un totale rinnovamento della line-up. Il frontman e leader Daryl Kahan ha reclutato quattro nuovi musicisti (tutti decisamente più giovani di lui) per andare avanti, dando così uno scossone ad una carriera che stava seriamente rischiando di arrestarsi. Ovviamente, visto il pedigree della formazione, non è il caso di aspettarsi chissà quale stravolgimento nella proposta musicale, anche a fronte di una tale rivoluzione interna: i Funebrarum continuano ad essere quelli di “Beneath the Columns of Abandoned Gods” e “The Sleep of Morbid Dreams”, ovvero una death metal band fieramente ancorata alla tradizione del genere, con un orecchio sintonizzato sulla vecchia scuola scandinava (Abhorrence e primi Grave su tutti) e uno su quella statunitense (Autopsy, Rottrevore). Un suono cupo e crudissimo, quello del quintetto del New Jersey, da cui emerge una spiccata filosofia lo-fi. Il gruppo non è mai stato famoso per i suoi cambi di atmosfera e oggi più che mai quest’ultimo sembra insistere molto su un suono estremamente ruvido, profondo e consistente: più che sfoggiare riff, l’intento alla base del progetto pare essere quello di fare sprofondare l’ascoltatore sempre più giù, in un abisso soffocante e terribilmente vuoto. Si alternano vari tipi di ritmiche all’interno dei pezzi, dai blast-beat alle immancabili digressioni doom, ma la fuliggine che costantemente avvolge il tutto non permette di discernere facilmente i movimenti. “Exhumation…” nel suo insieme è una gravosa – e graditissima – mattonata simile a certe cose dei finlandesi Corpsessed: death metal nero come la pece, che pare provenire direttamente dalle viscere della terra. Chi temeva un “ammorbidimento” o una perdita di concentrazione è stato subito smentito dai “nuovi” Funebrarum.
