6.5
- Band: FUNERAL
- Durata: 01:11:54
- Disponibile dal: 15/09/2008
- Etichetta:
- Indie Recordings
- Distributore: Audioglobe
I Funeral non sono mai stati molto fortunati ed hanno sempre raccolto meno di quanto meritassero. Tra numerosi cambi di line up e tragedie personali che hanno portato prima alla morte del bassista Einar Andre Fredriksen e successivamente al suicidio del chitarrista Christian Loos, i norvegesi arrivano con questo “As The Light Does The Shadow” al quinto album in quasi vent’anni di carriera. Già da parecchio tempo i nostri hanno abbandonato i sentieri del funeral doom per imboccare quelli meno complicati del doom melodico e malinconico che, a conti fatti, risulta una soluzione meno efficace per le caratteristiche della band. Già il precedente “From These Wounds” evidenziava gli stessi pregi e soffriva degli stessi difetti del nuovo album: da un lato bisogna sottolineare il buon lavoro di chitarra e tastiere, mentre di contro va segnalata una performance vocale ad opera di Frode Forsmo assolutamente monocorde e tendente alla noia. Il singer non tenta nemmeno di cambiare tonalità lungo tutti i lunghissimi settanta minuti dell’album, utilizzando sempre un timbro pulito ed esile che sarà sicuramente utile a creare un’atmosfera malinconica, ma che alla lunga può diventare realmente un’arma a doppio taglio per la band. Le vocals influiscono pesantemente su tutto il lavoro, basti pensare che il brano di gran lunga migliore del lotto è “In The Fathoms Of Wit And Reason”, dove il microfono è affidato alla magica ugola di Rob Lowe (Solitude Aeturnus, Candlemass), autore di una performance eccellente come suo solito. Si diceva in precedenza di chitarre e tastiere: le prime, suonate da Mats Lerberg ed Erlend E. Nybø, svolgono un compito egregio sia in fase ritmica sia negli svariati momenti acustici, mentre le seconde contribuiscono in maniera determinante alla creazione di atmosfere ora decadenti, ora epicheggianti. E’ un vero peccato che i Funeral non abbiano voluto inserire nei loro brani partiture più estreme come in passato: ciò avrebbe contribuito a dare più profondità all’opera ed a renderla meno noiosa. In conclusione ci sentiamo di promuovere con riserva questo nuovo album, anche in virtù delle capacità compositive di Andreas Eek e soci; probabilmente dovremo rassegnarci ad ascoltare i ragazzi in questa nuova veste e lasciare che Eek si cimenti con il funeral doom tramite il suo progetto Fallen, del quale peraltro fanno parte anche i suoi fidati scudieri Lerberg e Nybø.
