FUNERAL CHASM – Omniversal Existence

Pubblicato il 02/07/2021 da
voto
7.0
  • Band: FUNERAL CHASM
  • Durata: 00:54:30
  • Disponibile dal: 02/07/2021
  • Etichetta:
  • Aesthetic Death

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La musica metal, come espressione artistica ed esistenziale, spesso sgorga fuori dalle più recondite profondità dell’animo umano, incanalando in sè rivoli di sofferenza, rabbia, dolore fisico e mentale; più questi sono profondi e viscerali, più le tonalità tendono ad abbassarsi, dilatarsi, diventare gravose ed opprimenti. È questo il caso dei Funeral Chasm, duo danese dedito ad un funeral doom dai tratti onirici e sognanti, non sempre nell’accezione ‘positiva’ del termine: il loro primo lavoro sulla lunga distanza, infatti, è il risultato del percorso travagliato di Danny Woe (che qui si occupa di voci, basso, batteria e tastiere) nell’affrontare i demoni dell’insonnia e della depressione.
Da quello che leggiamo nelle note d’accompagnamento al disco, il musicista stesso spiega come uno dei rimedi più efficaci per venire a patti con queste emozioni sia risultato essere l’assunzione consapevole di funghi allucinogeni, per poi riportare in musica le visioni – ora più disturbanti, ora epifaniche, ora cariche di una sfuggente serenità. Questa particolare sfumatura di visionarietà psicotropa e acida striscia tra le varie canzoni che compongono l’oretta scarsa di “Omniversal Existence”, facendo capolino nel riffing delle chitarre di Sjaelepest, spesso spiraliforme e stratificato, o in un certo utilizzo litanico e schizoide della voce, nella parte centrale di “The Skeleton Secret” o nella conclusiva, pachidermica “Through The Eyes Of The Joyless”. Questo non comporta però una confusione a livello di idee o scrittura, perchè ciascuno degli otto brani ha una struttura definita, seppur ondivaga tra malinconia, violenza e psichedelia: ciascuno di questi tre stati d’animo risulta ben codificato da soluzioni musicali definite, estreme senza essere però esasperate fino al parossismo.
Ansia, inquietudine disperata e grovigli di cupi pensieri entrano di prepotenza nell’album (“Extracting the Flesh from the Gods”): sono i momenti in cui la voce si fa gorgogliante come un maelstrom, i ritmi diventano opprimenti e quasi ossessivi, richiamando sia la chimica pulsante della darkwave (come in “Sunrise Vertigo”) che le suggestioni create da Ahab, Esoteric e compagnia rallentatissima, quelle cariche della tristezza più dolorosa e sconforto, artigliato dalle note più acute della chitarra. Ad essi si alternano però parentesi più distese, molto atmosferiche, in cui sono le tastiere (con un polveroso effetto old-school davvero azzeccato) che tessono la trama sopra gli altri strumenti: come è possibile notare in “Mesmerising Clarity”, ad esempio, anche le voci si alzano insieme al resto del comparto musicale, assumendo dei toni epici, in grado di ricordarci alcune canzoni di Dis Pater sia nell’incarnazione Midnight Odissey che in quella più doom Tempestuous Fall.
“Omniversal Existence” non è un album per tutti, nè vuole esserlo: ma se non vi lasciate spaventare dal doom più annichilente e sbavato di irrazionalità, se non avete paura di guardare dentro i fantasmi che infestano la vostra mente, allora date una possibilità a questo esordio. Noi non ce ne siamo ancora pentiti.

TRACKLIST

  1. Embellishment of Inception
  2. The Truth That Never Was
  3. Mesmerising Clarity
  4. Extracting the Flesh from the Gods
  5. Sunrise Vertigo
  6. The Skeleton Secret
  7. Astral Reality
  8. Through the Eyes of the Joyless
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