FUNERAL CHIC – Superstition

Pubblicato il 11/12/2018 da
voto
8.0
  • Band: FUNERAL CHIC
  • Durata: 00:32:49
  • Disponibile dal: 16/11/2018
  • Etichetta: Prosthetic Records
  • Distributore: Audioglobe

Indubbio che la scena hardcore stia vivendo una delle sue nuove età dell’oro. Forse non più belligerante, sporcacciona e idealista come è stata quella che ha dato inizio alle grandi vite dei Black Flag e della compagnia successiva, ma nutrita certamente di una nuova linfa. Oggi c’è infatti questa nuova tendenza alle contaminazioni più disparate, al crossover talvolta più improbabile  e – grazie anche ad un certo tipo di apertura mentale nei confronti dei generi – molte musiche estreme si sono tinte di un nuovo, inaspettato timbro ‘cool’. Musiche estreme, ma non solo. Protagonista è infatti e soprattutto quel fenomeno che può essere racchiuso sotto l’ampia definizione di rock’n’roll. Quello più putrido, ovviamente.
Eccoli qui, dunque: il quattro di Charlotte, North Carolina. I Funeral Chic non cercano di cavalcare nessuna ondata specifica in maniera esplicita e ‘furbacchiona’, ma continuano a fare casino alla vecchia maniera, inserendosi però in pieno in questi dettami di musica veloce e spietata. Una colonna sonora di alcool, anarchia e violenza, “Superstition” è un tassello importante per la nuova musica violenta: contro i fascismi, contro la polizia, contro la politica amministrativa in ogni sua manifestazione. Contro tutto, indistintamente. Ci sono gli scorci heavy/thrash metal, i riff crust, la violenza hardcore, i rallentamenti sludge. C’è un po’ di tutto, sempre mantenuto nei tre minuti di durata massima (tranne “Red Laces” che ne dura ben quattro!). Ed è interessante sottolineare come l’album è in realtà in grado di farsi ascoltare e riascoltare mantenendo un fascino (deleterio) non indifferente. “Jump” è uno di quei pezzi che esemplificano un modus vivendi, più che una musica specifica: c’è il bourbon da poco, il marcio, gli sputi, i muri che cadono a pezzi e i capelloni incazzati che cantano le sorti del mondo alla rovina. Non si coglie quasi nemmeno lo stacco nella successiva “Baptized”, altra corsa punk hardcore di poco più di un minuto, letale come un’iniezione di veleno. La violenza è la risposta sembrano dirci i quattro del North Carolina. E lo fanno in maniera del tutto convincente. L’album convince in tutti i suoi trentadue minuti di durata, senza sconti ed eccezioni e sicuramente con il picco della finale “Fantasy”, con un’apertura presa dal finale iper-nichilista di “American Psycho”. Con i Trap Them, i Nails, i Full Of Hell c’è poco da scherzare, e sembra oggi difficile non nominare all’interno di questa scena anche i Funeral Chic, capaci di mischiare le carte e portare avanti la stessa solfa, ma in quel modo che risulta fottutamente efficace, marcescente e devastante. “Superstition” ha il volto nuovo di un triste mietitore, ubriaco e violento, da cui non si può più scappare.

TRACKLIST

  1. Rotten to the Core
  2. Superstition
  3. Left Alone
  4. Jump
  5. Baptized
  6. Deep Pockets
  7. Off the Rails
  8. Decorated
  9. Stay Useless
  10. Suffer Together Forever
  11. Red Laces
  12. Say No
  13. D.R.E.A.M.
  14. Fantasy
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