FUNERAL MIST – Hekatomb

Pubblicato il 26/06/2018 da
voto
8.0
  • Band: FUNERAL MIST
  • Durata: 00:43:01
  • Disponibile dal: 15/06/2018
  • Etichetta: Norma Evangelium Diaboli
  • Distributore:

Ogni lavoro di Arioch – anche noto come Mortuus o, più semplicemente, come Hans Daniel Rostén – sia esso ascrivibile ai diabolici Funeral Mist o ad altre realtà imprescindibili come i Marduk, cammina sui bordi dell’abisso e reca sentori d’apocalisse. Il musicista svedese, ad oggi uno dei maggiori esponenti della scena black metal mondiale, con questo “Hekatomb” – opera inaspettata, tenuta segreta sino a pochi giorni prima della sua pubblicazione ufficiale – ci regala una ennesima perla sonora bagnata nel veleno. Ogni capitolo della discografia del Nostro, alieno visitatore delle lande impervie della musica estrema contemporanea, è un evento di rara intensità. La sua classe e il suo talento visionario imperano da quasi un quarto di secolo nel panorama underground e dischi come “Salvation” o “Rom 5:12”, grazie alle loro coordinate musicali tese a distruggere ogni concetto d’armonia e a suscitare nell’ascoltatore un irreversibile stato di inquietudine, sono non a caso considerati pietre miliari della moderna scena black metal. Con “Hekatomb” l’intento è ancora una volta quello di annichilire l’ascoltatore, fargli inalare i mefitici miasmi provenienti da immaginarie lande infernali, spingendo riff e ritmiche come un maglio infuocato dentro la carne. Schegge sonore che fendono l’aria e che sfregiano qualunque cosa incontri la loro traiettoria. Furia permeata di disperazione e fulminei sprazzi di una fredda luce bluastra in questa discesa verso l’Ade. Negli ultimi anni Arioch e Morgan si sono influenzati a vicenda e oggi non è strano riscontrare dei parallelismi fra la proposta dei Funeral Mist e quella dei più noti Marduk; certi episodi di “Hekatomb” ricalcano in effetti gli schemi sonori di alcune tracce delle ultime prove dei Marduk, offrendo grande impatto evocativo, strumenti coordinati su atmosfere perverse, un ritmo incalzante ma sempre in evoluzione, capace pure di sfociare in midtempo e in interludi dai toni ingannevolmente quieti, come a trattenere il fiato all’approssimarsi all’abisso sottostante. Poi, su tutto, la voce di Arioch, a snodarsi come una salmodia: potente, delirante, dolorosa. In una tracklist dominata da una base percussiva maniacale, non mancano tuttavia arrangiamenti arguti e curvature melodiche di grande spessore: “Cockatrice”, con i suoi cali repentini di ritmo e l’arcano motivo di synth in sottofondo, “Within the Without”, con le sue campane, e “Pallor Mortis”, con il suo farneticante gospel, assumono i connotati di una macabra spola tra luce e tenebra, correndo sul filo immaginario di un rasoio. Propulsioni e increspature che rompono ogni argine, dando vita ad un’opera che, anche tenendo conto delle succitate similitudini con certi Marduk, fa assolutamente storia a sè, per quasi tre quarti d’ora di puro delirio apocalittico che lascia il segno come davvero pochi altri album black metal degli ultimi anni.

TRACKLIST

  1. In Nomine Domini
  2. Naught But Death
  3. Shedding Skin
  4. Cockatrice
  5. Metamorphosis
  6. Within the Without
  7. Hosanna
  8. Pallor Mortis
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