FUNERAL MOTH – Transience

Pubblicato il 29/03/2016 da
voto
7.5
  • Band: FUNERAL MOTH
  • Durata: 00:39:53
  • Disponibile dal: 07/02/2016
  • Etichetta: Weird Truth Productions
  • Distributore:

La giapponese Weird Truth Productions è, da sempre, un punto di riferimento per il funeral doom. Band come Mournful Congregation, Worship, Funeralium e Profetus fanno parte del suo roster, da sempre piuttosto ridotto ed attentamente selezionato da Makoto Fujishima, una delle persone più dedite alla scena di questo genere, sempre disponibile ad ascoltare nuove proposte e con un indomito spirito da ‘vecchio’ tape trader. Nella prefettura di Kanagawa, Makoto non si limita a produrre musica, ma – da sempre – partecipa e forma il sound lento e cupo che molti amano con vari progetti e, da una decina d’anni, con i Funeral Moth. Il nuovo lavoro dei doomster nipponici, “Transience”, segue lo stile personale che ha sempre distinto la band dalle altre dedite al funeral. Le atmosfere che si respirano nei due lunghi brani che formano l’ultimo disco del gruppo, hanno un sound quasi soffuso ed aereo, rifuggendo dall’abbandanza di bassi e subarmoniche che spesso incontriamo in lavori simili; l’angoscia che Makoto e la sua band instillano in noi è creata da suoni rarefatti, ripetuti allo sfinimento che lacerano lo spirito e la mente con la loro disperazione e la loro solitudine; il suono quasi cristallino della chitarra crea un contraltare di vuoto, una sensazione che, in prima battuta, sembra quasi leggera e che si insinua lentamente, come un morbo, dimostrandosi una lama affilata e mortale. Sapientemente distribuite le parti vocali: un growl profondo ed immoto, rigorosamente il lingua madre, che si abbatte come una lenta colata di lava: inesorabile e mortale, un’ agonia che viene inferta con piccole e letali ferite, fino al termine repentino che, come l’incisione decisiva, pone fine al dissanguamento. E stiamo parlando solo della prima traccia, che prende lo stesso nome del disco. “Lost” segue ed estremizza lo stesso principio, iniziando con suoni dispersi e lontani, per unire la voce ad un basso liquido e ‘cordoso’, stravolgendo ancora una volta alcuni canoni del genere. La voce è ora sofferente, il dolore straziante ci è comunicato dal protrarsi dell’angoscia che Makoto scarica nel microfono e dai lunghi silenzi della voce e degli strumenti, i ritmi raggiungono lentezze parossistiche, sfibranti, al limite della sopportazione eppure ipnotiche, in grado di irretire e rapire con il loro incedere incessante. “Lost” è uno dei pezzi funeral doom più lenti, minimali e sconvolgenti che vi capiterà mai di sentire, almeno fino alla sua metà, quando i Funeral Moth lasciano filtrare un raggio di luce ed un arpeggio di chitarra, ma si tratta solo di un’illusione cedente presto il posto ad un recitato in lingua inglese che si trasforma poi in un breve cantato pulito. Tutto questo non fa che accrescere il senso di desolante smarrimento per poi sfociare in un crescendo, fino al lungo e struggente assolo. Tutto questo ‘movimento’ ci abbandona in modo repentino, rigettandoci in un immoto silenzio, dove le note squarciano il velo del nulla in modo sempre più episodico, fino all’inevitabile fine. I Funeral Moth sono indiscussi maestri del genere e lo sono in modo originale, per quanto difficile: le strutture minimali di cui è composta la loro musica rappresentano un estremo all’interno di un genere già estremo. Ovviamente “Transience” (senza dubbio la migliore uscita del genere in questi primi mesi del 2016) è rivolto solo a chi è disposto a sperimentare questo oltranzismo sonoro, che fa del poco e del minimale il suo tetro vessillo.

TRACKLIST

  1. Transience
  2. Lost
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