7.5
- Band: FUTURE PALACE
- Durata: 00:43:20
- Disponibile dal: 31/07/2026
- Etichetta:
- Century Media Records
Nella piuttosto affollata scena modern melodic metalcore – capeggiata dai pionieri Bring Me The Horizon e dai fuoriquota Spiritbox, capaci di imporsi come benchmark nel giro di solo due album – i Future Palace sono uno dei nomi più interessanti nella sezione ‘giovani promesse’, insieme agli inglesi As Everything Unfolds e Conquer Divide.
La formazione tedesca, dopo tre dischi in cinque anni con la Arising Empire, volta pagina firmando per la Century Media, ma i cambiamenti non riguardano solo l’etichetta: la rinascita annunciata fin dal titolo (“Resuregence”) si traduce nel lavoro fin qui più convincente del trio, con un evoluzione sonora che aumenta la componente elettronica e la palette sonora in generale rispetto al post-hardcore dei primi due album.
L’apertura con “Deep Blue” si pone a metà tra gli Spiritbox, a partire dalle atmosfere marine del titolo, e i Linkin Park, seguendo una formula tanto semplice quanto efficace: strofa con punteggiature elettroniche, ritornello in pulito da cantare tutti insieme, e infine l’immancabile break più pesante/urlato per far muovere un po’ la folla.
Le influenze del nu metal che fu si fanno ancora più marcate su “Resurge”, quasi title-track in cui chitarroni ribassati e scratch la fanno da padrone, e dobbiamo riconoscere che anche in questa veste Maria Lessing se la cava egregiamente nelle strofe simil-rap, seguendo una tradizione che da Sandra Nasic (cantante dei pionieri Guano Apes) arriva fino ad Emily Amstrong (nuova voce dei Linkin Park) passando per Maria Brink degli In This Moment, per altro, chiamata in causa nella più recitata “The Shades”.
Questa formula magica – perfetto mix di metalcore, synth-pop e nu metal – si applica con minime variazioni sul tema a buona parte dei brani in scaletta, ma il fatto per una volta di non avere l’onnipresente Jordan Fish (deus ex machina di questo tipo di sonorità per moltissime band, da Poppy ai redivivi Evanescence) contribuisce a non omologare troppo il sound del disco; viceversa l’operato di Cristoph Wieczorek (co-produttore insieme a Julian Breucker) conferma il tocco magico del chitarrista degli Annisokay anche nella veste di produttore, contribuendo ad aggiungere la sua band al novero delle influenze dei connazionali, soprattutto nei saliscendi elettronici di canzoni come “Ebb And Flow” o “Symphony Of The Clouds”.
Pur senza arrivare alle complessità poliritmiche di Tesseract o Northlane, ad un ascolto più attento emergono dietro pezzi apparentemente semplici trame non così banali (si prenda come esempio il lavoro di batteria nella più heavy “Nixy”), anche se la carta vincente resta la prova vocale di Maria Lessing, capace di passare con estrema naturalezza dal rap e scream più energico di “Thorns” al post-hardcore più atmosferico di “Nightfall”, il tutto con una sensibilità pop degna dei Paramore nei ritornelli: a riguardo basti sentire “Tidal Waves”, picco emotivo dell’album perfetta per abbassare le difese prima dell’ultimo assolto con “Cyclone”.
L’influenza degli Spiritbox in particolare è tale da non consentire una valutazione ancora più elevata, ma il livello di qualità del disco è talmente alto da non rappresentare un problema: chiunque cercasse la risposta europea a Courtney La Plante, da oggi sa dove trovarla.
