7.5
- Band: FYRNASK
- Durata: 00:51:36
- Disponibile dal: 12/06/2026
- Etichetta:
- Ván Records
Nati come progetto solista di Fyrnd, polistrumentista residente a Lubecca, i Fyrnask si sono evoluti in band vera e propria dal terzo album “Fórn”, pubblicato nel 2016 e sono attualmente un terzetto, completato dal chitarrista Exord e dal batterista Alghol.
Con il passare dei dischi e con l’ampliamento della formazione, anche la musica dei tedeschi si è arricchita, sviluppandosi dal black metal canonico e primordiale delle prime uscite fino ad una materia decisamente più composita, anche se egualmente impenetrabile e con le radici sempre ben salde nel genere.
Il nuovo album “Íosir” continua su questo percorso, non discostandosi molto dal precedente “VII: Kenoma”: possiamo descrivere la proposta come un black intenso e strutturato con richiami all’ambient, al drone metal e al post-hardcore. Il carattere grave ed intransigente rimanda agli Arckanum, la voce non è il tipico scream, ha qualcosa di ferale che la avvicina ai Neurosis, mentre alcuni stacchi ripescano i ritmi ossessivi conditi da riverberi ed effetti di The Angelic Process, garantendo il bilanciamento tra un assalto sfiancante e momenti introspettivi quanto spettrali.
I pezzi sono eseguiti con una tecnica decisamente superiore alla media del genere e la produzione è curata, con suoni puliti e potenti capaci di esaltare le diverse sfaccettature all’interno di un corpo sonoro denso ed opprimente, reso dinamico dall’operato della sezione ritmica e dall’utilizzo di strumenti non convenzionali quali gong e percussioni.
L’insistenza su atmosfere oscure e una certa, voluta ripetitività del comparto vocale non giocano a favore dell’immediatezza, ma i brani sono ben congegnati e, se “VII: Kenoma” conteneva un paio di episodi di qualità superiore che qui non ci sono, il livello medio rimane alto e a spiccare sono “Krýndur Af Tóminu” e “Í Munnlausri Dýrð”, in cui è il lato più grezzo ed aggressivo a prendere il sopravvento.
Anche dal punto di vista tematico il lavoro di Fyrnd è molto ambizioso: i testi, che come sempre si dividono fra norvegese, tedesco ed antico norreno, vanno a costituire un concept spirituale che ben si combina con i connotati ritualistici della musica: l’argomento trattato è quello della morte vista come passaggio cosciente attraverso paesaggi di fuoco e forze furibonde, in un viaggio che si conclude nell’accettazione di un destino da osservare con coraggio e senza speranza alcuna.
Per chi già conosce il gruppo teutonico, questo nuova opera non presenta grandi novità ed è semplicemente la conferma di una proposta originale ed intrigante. Il suo predecessore era probabilmente superiore in quanto a composizione, ma anche “Íosir”, se affrontato con la giusta dedizione e dedicandogli il tempo necessario per crescere, è un lavoro che colpirà gli ascoltatori più avvezzi a sonorità così intense.
