7.0
- Band: GADGET
- Durata: 00:13:42
- Disponibile dal: 08/05/2026
- Etichetta:
- De:Nihil Records
È da diverso tempo ormai che la costanza discografica non è più di casa per i Gadget, fra gli esponenti più illustri – insieme a Nasum e Rotten Sound – del ‘boom’ grindcore scandinavo di inizio millennio (basti pensare ai due ottimi album pubblicati da Relapse fra il 2004 e il 2006), e poi protagonisti di un percorso artistico così dilatato e centellinato da portare molti a dimenticarsi di loro.
Di fatto, era trascorso un decennio fra il mini-classico “The Funeral March” e il terzo full-length “The Great Destroyer”, e lo stesso ha finito per verificarsi con il successore di quell’insperato comeback del 2016, anticipato solo da un singolo digitale e da uno split con i vicini di casa Retaliation (risalenti entrambi al periodo pandemico, oltretutto).
Tempistiche di lavorazione a parte, “Coerced” non impiega comunque molto a sottolineare la capacità della band di Gävle di essere efficace e rilevante anche a distanza di anni dal suo picco espressivo, presentando una tracklist tanto fulminante quanto ricca di vibrazioni e sfumature; un viaggio in treno durante il quale i colori del paesaggio fuori dal finestrino finiscono per accendersi e mescolarsi, un po’ come quelli dello sgargiante artwork di Caroline Harrison (Pyrrhon, Seputus, Yautja), a riprova di come quello del quintetto – rivitalizzato dall’ingresso della cantante Emilia Henriksson e del chitarrista Kristofer Jankarls – sia un linguaggio ibrido e cangiante per natura.
La base, com’è ovvio che sia, è rappresentata dalla componente grind tout court, ma è un attimo prima che il vasto background musicale del progetto emerga sotto forma di disperati influssi crust, death-black e sludge; un terreno in cui la variazione tonale e ritmica è sempre dietro l’angolo, reso ancora più negativo dallo scream della Henriksson e in grado di sprofondare definitivamente nel baratro all’altezza di un episodio come “False Pulse”, cinque minuti durante i quali i Nostri giocano con il drone ambient un po’ come fatto dai Pig Destroyer nei momenti più sperimentali della loro carriera.
Ispirato, dinamico e curato minuziosamente a livello di suoni, “Coerced” è quindi una prova importante per i Gadget, sebbene il formato EP possa trarre in inganno e spingere qualcuno a vederlo come un ritorno interlocutorio: da un lato, si ha infatti la conferma di un songwriting vitale e coinvolgente, degno portavoce di una scena resa grande a suo tempo da lavori come “Exit”, “Shift” e “Violence Spreads Its Drape”; dall’altro, grazie ai suddetti innesti in line-up, segna l’inizio di un nuovo, promettente capitolo, il quale – ce lo auguriamo tutti – possa vedere gli svedesi muoversi a ritmi più celeri senza incidere sulla qualità della proposta.
Un ‘bentornati’ non glielo toglie nessuno.
