7.5
- Band: GAIRO
- Durata: 00:42:56
- Disponibile dal: 21/03/2022
- Etichetta:
- Drown Within Records
Il post-metal non è roba per tutti. Ma lo è sicuramente per i Gairo. La formazione sarda, infatti, nonostante il calderone di fotocopie di cui è pieno il genere, riesce a farsi notare per il cuore che mette in questo nuovo “Her”. E, diciamo noi, dopotutto, se manca quello, perché scegliere proprio questo genere?
Come spiega infatti la band, l’album è legato alla percezione che si ha degli altri, fin dalla prima immagine, antichissima, del ritrovamento di un fossile di una “lei”, malata, probabilmente, secondo gli studi, che è stata aiutata a deambulare negli ultimi mesi di vita. In un mondo post (pandemico e bellico) in cui il vicino è visto in modo guardingo, attento, sospettoso, riuscire a ritrovare una visione d’insieme quanto più umana – e umanitaria – possibile sembra quantomeno opportuno. Con l’opener “Her”, infatti, troviamo le tonalità più “romantiche” di certi Cult Of Luna, probabilmente ancora l’influenza principale del combo sardo. Insieme al folk apocalittico di certi Steve Von Till e Scott Kelly di Madre Neurosisiana, le plumbee divagazioni stilistiche sono sempre all’ordine del giorno e rendono il post-metal dei Gairo assimilabile – e godibile – fin dal primo ascolto. “Koobi Fora” gode infatti di un piacevole sentore Panopticon, o comunque di tutto quel filone boschivo di cui è ricco il panorama, soprattutto blackgaze, di oggi. I riverberi allucinati divagano come spettri nei panorami post-metallici e rendono il tutto atmosferico e dilatato come si richiede al genere. Non solo una introduzione alla seguente anthem post-metallara “1808”, ma un vero e proprio pezzo a sé stante, che riesce a innalzare il livello dell’ascolto in maniera opportuna per evitare di scadere nel citazionismo più standard. Pezzo emblematico, non a caso usato come singolo, è “Like An Elephant In A Sandstorm”, con tutto l’ingombrante fardello di essere umani e post-metallari, destinati a seguire circuiti naturali. A volte ci si chiede perché, come sia possibile, come fare altrimenti, e le cose assumono connotati interessanti, sia musicalmente – per proseguire la metafora – sia socialmente. A volte ci si lascia semplicemente andare alla corrente, con risultati molto più scontati. Fortunatamente per i Gairo, in “Her”, le cose pendono più per la prima parte, soprattutto in misura emotiva. Chiude il lavoro un altro pezzo puramente atmosferico e folkeggiante, peculiarmente colorato di spoken word, che è “Summer Of 94”, meditabonda circumnavigazione del discorso magno che lascia con quel retrogusto di “ne vorrei ancora”, proprio quando svanisce l’ultima distorsione riverberata.
“Her” è decisamente un lavoro interessante per una formazione italiana che si butta a capofitto in un calderone di cloni e fotocopie e cerca di dire la sua. Con cuore e melodia, oltre che dilatazioni distorte, le cose sembrano funzionare.
