7.5
- Band: GALIBOT
- Durata: 00:41:42
- Disponibile dal: 08/05/2026
- Etichetta:
- Les Acteurs De L'Ombre Productions
Continua l’opera di scavo dei blackster transalpini Galibot nel passato minerario e folcloristico della loro terra d’origine, il nord della Francia, con un raggio d’azione che, stavolta, si presenta però leggermente più ampio.
Reduci dalla ri-registrazione integrale della loro opera prima, “Euch’Mau Noir”, i Nostri tornano, infatti, sul mercato a stretto giro di posta con un nuovo lavoro (il qui presente “Catabase) che, pur continuando senz’altro nel solco della tradizione inaugurata col suddetto album di debutto (come ampiamente illustrato dalla bella copertina ‘a tema’ scelta a corredo dell’opera), presenta altresì al suo interno anche alcune novità piuttosto interessanti.
La prima cosa che balza all’attenzione dell’ascoltatore è senza dubbio la rinnovata ricchezza del suono della band, frutto di un processo di scrittura che ha visto coinvolti, per la prima volta, tutti i membri del quintetto, laddove l’album di esordio (pur riarrangiato e rivisitato in occasione della succitata ri-registrazione) era stato invece concepito e composto unicamente dai tre membri fondatori Thomas, Agathe e Clément.
La seconda novità è invece rappresentata dai temi affrontati dai Nostri nelle liriche di questo “Catabase”: mentre “Euch’Mau Noir” si presentava come un concept interamente basato sul passato minerario del settentrione francese, questo nuovo lavoro riprende questa tradizione solo per metà, mentre l’altra metà dell’album vede i Galibot impegnati a indagare nella storia, nel folclore e nel patrimonio paesaggistico del suddetto territorio, lasciando momentaneamente da parte l’inferno della miniera.
L’unione di queste due novità dà vita a un album decisamente più dinamico e variegato rispetto al suo plumbeo e opprimente predecessore, sebbene le atmosfere claustrofobiche e asfissianti continuino a rivestire una notevole importanza nell’economia del ‘sound Galibot’.
Archiviata la title-track strumentale posta in apertura, infatti, i Nostri si premurano di trascinarci senza indugi negli abissi del sottosuolo con la dirompente “Jeanlin”; il brano, il cui testo è basato sul romanzo “Germinal” di Émile Zola, ci mostra una band capace di coniugare impatto e atmosfera con rinnovata freschezza, combinando con sapienza ritmiche trascinanti e partiture rugginose in un connubio che rinnova ed esalta il black metal melodico del combo transalpino, i cui numi tutelari possono sempre essere riconosciuti in act quali Mgla, Forteresse, Misþyrming e ultimi Drudkh, ma con un che di fresco e ‘svedese’ nel suono (potremmo citare i Dawn più alteri, i primi Lord Belial e i Naglfar ‘mediani’, a tal proposito) che rende il tutto decisamente più agile e ‘catchy’, come ottimamente ribadito dalla feroce “Bleu Noir Rouge” o dalle altrettanto brutali “Penitent”, “Terril” e “Saint Cordon”.
L’anima più introspettiva, ombrosa e contemplativa dei Galibot emerge invece con prepotenza nelle intense “Voreux”, “Les Montagnes Poussent Sous Terre” e “Mesektet”, composizioni che mettono in mostra una volta di più la capacità dei Nostri di saper sondare il lato più emotivo della loro proposta senza bisogno di ricorrere ad artificiosi ammiccamenti ‘post’ o a ruffianerie assortite.
Anche in questa veste meno monolitica, il sound dei Galibot si conferma infatti solidissimo, funzionale e dannatamente efficace, specchio di una band dalle idee chiarissime in merito alla propria connotazione stilistica e relativa esposizione.
“Catabase” è un album che sa di carbone, terra e sudore, ma anche di antiche malìe e intriganti aneliti notturni: vivamente consigliato a tutti gli amanti del black metal melodico ad alto gradiente di impatto e oscurità, non fa altro che ribadire con forza le ottime impressioni lasciate dal suo riuscito predecessore, aggiungendo ad esse la consapevolezza di trovarsi al cospetto di una band niente affatto imprigionata nella stasi di autoimposti limiti espressivi, bensì capace di esplorare per intero il proprio potenziale senza mettere minimamente a repentaglio la propria personalità.
