8.0
- Band: GALLOWS
- Durata: 00.29.03
- Disponibile dal: 14/04/2015
- Etichetta:
- Venn Records
- Distributore: Self
La storia dei Gallows può essere paragonabile a quella di molti altri gruppi che, col fine ultimo della conservazione di un brand, portano avanti sotto lo stesso nome una realtà palesemente snaturata. Per molti potranno essere sconosciuti, ma nel Regno Unito il debutto “Orchestra Of Wolves” (2006) è stato tanto ben accolto da valere un contratto di un milione di sterline con Warner. Come ogni realtà punk che si rispetti la band ha mandato tutto allo scatafascio, perdendo sia il contratto che l’iconico frontman Frank Carter, seguito a breve dal fratello, nel ciclo di “Grey Britain” (2009). “Gallows” (2012) rimane un buon disco di transizione, segnato prima di tutto dall’ingresso del fenomenale ex-Alexisonfire Wade MacNeil, ma è con questo “Desolation Sounds” che i ‘nuovi’ Gallows danno alle fiamme e ricoprono di sterco ogni possibile argomentazione sul loro valore artistico pubblicando una raccolta inimmaginabile per la formazione del 2006. Aggiungendo numerose stratificazioni alle radici punk hardcore a livello sonico il disco si allarga in maniera notevole, aggiungendo ai riferimenti Killing Joke, Siouxie And The Banshee sino alle recenti esperienze dei Krokodil. Il link col passato è mantenuto da pezzi abrasivi come “Mystic Death”, “Lether Cown” e “Swan Song”, mentre già su “Leviathan Rot” il riffing si fa più denso e movimentato, facendo intuire l’avvenuto sfondamento delle barriere compositive. Il bello è che il meglio deve ancora venire: le melodiche “Chains” e “Cease To Exist” ci fanno re-innamorare della versatile e roca ugola di McNeil, per non parlare della gemma definitiva del disco, quella “Bonfire Season” che in pochi minuti ribalta completamente gli orizzonti e le prospettive dei Gallows, dipingendo nelle sue sporche melodie incubi dal sapore alcolico e trasportando il viaggio verso lidi emotivi inesplorati. “Desolation Sound” è un disco che sfida chi ha seguito il percorso artistico della band più che i nuovi ascoltatori: senza dubbio percorrendo la discografia a ritroso si può constatare quanto il veleno sia oggi a impregnare un grande ventaglio di idee, sempre impestate nel malumore, che non fanno che ravvivare l’interesse verso quella che una volta era una spettacolare live band, oggi non solo.
