6.5
- Band: GENERATION KILL
- Durata: 00:39:46
- Disponibile dal: 15/11/2013
- Etichetta:
- Nuclear Blast
- Distributore: Warner Bros
Chi scrive non avrebbe scommesso un centesimo bucato sulla buona sorte dei Generation Kill, progetto capitanato dall’attuale cantante degli Exodus Rob Dukes che ha esordito un paio di anni fa con l’inconsistente “Red White And Blood”, puntualmente recensito (e stroncato) sulle pagine virtuali del nostro portale. Contrariamente ad ogni pronostico, il qui presente “We’re All Gonna Die” si è rivelato invece una piacevole sorpresa, che ha spazzato via gran parte delle perplessità emerse dai numerosi ascolti dedicati al lavoro precedente. In questa circostanza, la maggior parte degli episodi appaiono sufficientemente vari e maturi, incastonati tra bordate thrash metal e sfuriate hardcore, oltremodo appesantite da una densa atmosfera ‘gloomy’ che fa spesso capolino nei frangenti più introspettivi. Ci teniamo a precisare che i Nostri non sono diventati improvvisamente degli abili compositori per opera dello Spirito Santo, ma hanno lavorato sodo per raggiungere un rispettabile standard qualitativo. Non va trascurato il parziale rinnovamento della line up che segna l’ingresso del chitarrista Jason Velez e del batterista Jim DeMaria, al posto dei rispettivi dimissionari Lou Lehman e Sam Inzerra, evento che ha potenzialmente rappresentato una boccata d’aria fresca per le ambizioni della band. Il groove (metal) assassino palesato dall’opener “Born To Serve” non lascia prigionieri sul campo di battaglia, mentre gli intensi chiaroscuri emanati da “Prophets Of War” ci regalano un piccolo gioiello intriso di melodia, che progredisce con notevole intensità grazie alla pregevole performance vocale di Dukes. Rimarchiamo con una punta di soddisfazione che il corpulento frontman ha sensibilmente migliorato il proprio approccio canoro, dimostrando di saper interpretare in maniera credibile gli episodi meno aggressivi. Il riffing assassino di “Friendly Fire” rimanda agli Exodus, mentre la botta di adrenalina sparata dalla title track miscela il groove dei Pantera al dinamitardo incedere tipico del NYCHC. Anche se in un paio di occasioni i Nostri perdono nuovamente l’orientamento, come nel mesto e prolisso cammino della grigia “Death Comes Calling”, nonché dall’inconcludente linguaggio musicale dipanato da “Carny Love”, possiamo auspicare che con il prossimo lavoro Dukes & C. riescano a superare loro stessi tirano fuori dal cilindro una magia. Giunti a questo punto, possiamo credere che tutto sia possibile.
