8.0
- Band: GENGHIS TRON
- Durata: 00:43:29
- Disponibile dal: 19/02/2008
- Etichetta:
- Relapse Records
- Distributore: Masterpiece
La prima definizione che ci viene in mente per definire la proposta dei Genghis Tron è “party grind”: dietro questa sorta di ossimoro infatti si cela della musica sopraffina e geniale che al grind moderno ed evoluto affianca una fortissima componente elettronica che serve a generare una malsana forma di intrattenimento, a volte oscuro e malato, altre volte quasi danzereccio ed estremamente godibile; insomma, i nostri si dovrebbero trovare a loro agio sia in un goth club berlinese che in una discoteca rock. Innanzitutto, per fare una brevissima storia della band, il trio è composto da Mookie Singerman, Hamilton Jordan e Michael Sochynsky ed ha la particolarità di non avere in line up nè bassista nè batterista, quest’ultimo compendiato da una drum machine. Questo “Board Up The House” è il secondo lavoro sulla lunga distanza della band e segue di un anno l’esordio “Dead Mountain Mouth” che purtroppo chi scrive non ha avuto modo di ascoltare. Già dal monicker e dall’artwork si capisce di essere davanti ad una proposta particolare, che esula da quasi tutto ciò che si trova sulla piazza al giorno d’oggi: la title track ad esempio parte con una sorta di metronomo sul quale viene innestato un riff maideniano che termina con l’inizio vero e proprio della traccia, ovverosia una bordata death-grind tremenda. Ad inframmezzare il tutto dei passaggi di synth che rimandano vagamente agli Strapping Young Lad…il tutto in appena due minuti! Capite anche voi come sia estremamente difficile scendere nel dettaglio di un tale marasma sonoro. A dir poco geniale l’utilizzo di chitarra e synth che a volte, in uno strano gioco delle parti, tendono a sostituirsi a vicenda e così troviamo dei riffing di synth sopra un tappeto chitarristico. Per chi volesse avere coordinate più precise possiamo citare band quali gli immancabili Dillinger Escape Plan e Converge, ma anche Earth, Kraftwerk, Black Sabbath, Neurosis e Daft Punk. Se tutto ciò vi sembra quanto meno improbabile, ascoltate di seguito “Things Don’t Look Good”, “City On A Hill” e “Ergot (Relief)” e mettete a confronto le varie anime dei Genghis Tron. In conclusione non possiamo che consigliare questo “Board Up The House” a tutte le persone con una mentalità aperta e ricettiva, certi che il futuro del metal, soprattutto nella sua forma più estrema, passi necessariamente da album come questo.
