GHOST BRIGADE – Until Fear No Longer Defines Us

Pubblicato il 29/08/2011 da
voto
7.0
  • Band: GHOST BRIGADE
  • Durata: 00:58:10
  • Disponibile dal: 19/08/2011
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

Attesi al varco dal più classico e dal più temuto dei terzi album, i promettentissimi finnici Ghost Brigade si impantanano a nostro parere in uno stand-by compositivo che, pur non essendo per niente drammatico e negativo, ci mette un po’ di delusione addosso: se il debutto “Guided By Fire” era stato un brillante fulmine a ciel sereno ed il successivo “Isolation Songs” un’ottima conferma dotata di un’altrettanto ottima maggiore accessibilità, in questo nuovo “Until Fear No Longer Defines Us” il quintetto di Jyväskylä rimescola le carte a propria disposizione componendo un lavoro meno orecchiabile del precedente e meno aggressivo e penetrante dell’esordio, dando luce a composizioni che arrivano tutte a sfiorare il cielo con un dito senza mai impugnarne una stella. Verissimo che il terzetto composto da “Grain”, “Breakwater” e “Cult Of Decay” – con quest’ultima veramente enorme, per intensità e decadenza – dà la paga a parecchi gruppi depressive-gothic-core di quest’oggi, ma ci pare proprio che l’ispirazione in seno alla band a questo giro non sia stata di quelle illuminatissime. Attenzione, stiamo parlando di un album molto bello e da acquistare senza indugi, soprattutto se avete apprezzato alla follia i Ghost Brigade finora, ma in “Until Fear No Longer Defines Us” le caratteristiche che hanno reso promettente la formazione in questione risultano come smussate e ovattate, pur essendo presenti e ben riconoscibili. Piace l’opener completamente acustica “In The Woods”, una prima assoluta per i ragazzi, mentre le classiche alternanze e i soliti chiaroscuri della Brigata Fantasma ben si dipanano nel singolo “Clawmaster”, nella seguente “Chamber” e nella conclusiva “Soulcarvers”. Liquida e ipnotica – e per questo un po’ sottotono – è “Divine Act Of Lunacy”, mentre echi di Mastodon si odono nella vivace “Torn”. La già citata “Cult Of Decay” è devastante, mentre i nove minuti di “Breakwater” si chiudono con una sezione doomy pesantissima. La tracklist è quindi composta da brani ben definiti e poco confondibili, però priva di reali picchi qualitativi com’erano invece presenti in “Isolation Songs”. Insomma, i Ghost Brigade danno un po’ l’idea del gruppo fermo sulle proprie posizioni: d’altronde si noti come siano al terzo lavoro per Season Of Mist, tutti registrati ai Seawolf Studios di Helsinki, con dieci tracce in tracklist e con artwork che fra loro si richiamano un po’ troppo. Dettagli, avete ragione, ma che alimentano l’impressione di staticità del combo finlandese. Fortuna per loro che siamo qui a scrivere di un gruppo ben al di sopra della media. Un Hot Album mancato.

TRACKLIST

  1. In The Woods
  2. Clawmaster
  3. Chamber
  4. Traces Of Liberty
  5. Divine Act Of Lunacy
  6. Grain
  7. Breakwater
  8. Cult Of Decay
  9. Torn
  10. Soulcarvers
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