7.5
- Band: GHOUL
- Durata: 00:36:51
- Disponibile dal: 07/29/2016
- Etichetta:
- Tankcrimes
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Stanchi della seriosità di certo metal estremo attuale? Cercate un disco che vi tenga compagnia in queste calde e soleggiate giornate estive, ignorante senza per questo risultare semplicistico? Dalla sudicia e sperduta Creepsylvania, patria fittizia dei qui recensiti Ghoul, eccovi accontentati! Quattro Jason Voorhees (andate a ripescarvi “L’assassino ti siede accanto”) cresciuti a pane e horroracci di serie Z, nuovamente alle prese con una miscela di death/grind/thrash dalla quale lasciarsi travolgere e sulle cui note organizzare un party selvaggio a base di birra del discount. “Dungeon Bastards” è il quinto full-length per il progetto che vede coinvolti – tra gli altri – Sean McGrath degli Impaled e Ross Sewage degli Exhumed, e si configura fin dalle prime battute come un’opera avvincente e curatissima, in cui la dose di humor e demenzialità non prevarica minimamente sull’effettiva bontà delle composizioni, pillole di lordura in grado di compiacere sia deathster e grindfreak, sia thrasher in sneaker e jeans elasticizzati. Un assalto volgare e dinamitardo, giocato su continui intrecci vocali (si passa con nonchalance dal growling alle gang vocals), su un guitar work agilissimo e su una sezione ritmica a dir poco incisiva, come una sorta di “The Art of Partying” dei Municipal Waste riletto in chiave estrema e ispirato, oltre che al crossover di D.R.I. e Suicidal Tendencies, alle gesta sanguinolente di Carcass e Repulsion. Poco più di mezz’ora che non lascia troppo tempo per pensare o riflettere, aperta dalla strumentale “Ghetto Blasters” (ottimi i lead su questa traccia) e chiusa dall’evocativa “Abominox”, con le varie “Bringer of War”, “Shred the Dead” e “Ghoulunatics” a segnare le tappe principali di un percorso fatto tanto di blast beat quanto di parentesi mosh e caracollanti, consigliato a tutti coloro che stravedono per un certo tipo di musica old school (ogni cosa qui dentro puzza di anni ’80) e che se ne infischiano delle etichette. Quando si dice ‘un album coinvolgente’.
