GHOULGOTHA – To Starve the Cross

Pubblicato il 09/08/2016 da
voto
7.0
  • Band: GHOULGOTHA
  • Durata: 00:54:11
  • Disponibile dal: 06/10/2016
  • Etichetta: Dark Descent
  • Distributore: Audioglobe

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I Ghoulgotha stanno a poco a poco diventando la priorità di Wayne Sarantopoulos, vero e proprio stakanovista dell’underground death metal statunitense noto soprattutto per i suoi marcissimi progetti Decrepitaph, Encoffination e Father Befouled. La band – che oltre al Nostro vanta la presenza del giovane batterista Charlie Koryn, di recente visto all’opera nei Funebrarum – approda con questo “To Starve the Cross” al suo secondo full-length album, confermando quanto di buono espresso dal debutto “The Deathmass Cloak” e segnando una nuova tacca sul bastone delle scommesse vinte dalla Dark Descent, etichetta dal fiuto infallibile e porto sicuro per tutti i fan di sonorità vecchio stampo. Certo, nulla di paragonabile alle incredibili evoluzioni dei Blood Incantation, alle finezze dispensate dagli Horrendous o al carico di malvagità dei Lvcifyre, ma bisogna comunque riconoscere alla peculiare formula death/doom dei Ghoulgotha una presa non indifferente, che vede in una sezione ritmica piuttosto movimentata per gli standard del genere e in un guitarwork eclettico i suoi principali punti di forza. I brani si contraggono e si dilatano in continuazione, alternando parentesi melmose e scorribande in doppia cassa alla maniera di un gruppo come gli Autopsy sotto acidi, mentre la sei corde di Sarantopoulos evoca per l’intero arco della tracklist melodie dal sapore ambiguo, a metà strada fra l’epicità dei Candlemass d’annata e la scuola progressive, denotando grande ingegnosità nell’imbastimento di riff e lead. Riuscito e scorrevole, come dicevamo, il risultato complessivo, anche se va detto che dopo un inizio scoppiettante (le ottime “Village of Flickering Torches”, “Pangaea Reforms” e “The Sulphur Age”) il disco mostra il fianco a qualche ripetizione di troppo, cosa che finisce inevitabilmente per stemperare l’entusiasmo suscitato dai suddetti episodi. Poco male, comunque: il songwriting c’è, la cura per i dettagli anche (basti pensare alla produzione e allo splendido artwork)… di questo passo i Nostri non tarderanno a sfornare il loro colpo da novanta.

TRACKLIST

  1. Village of Flickering Torches
  2. Pangaea Reforms
  3. The Sulphur Age
  4. Abyssic Eyes
  5. A Lord in the Shattered Mirror
  6. Damp Breeze of Sleeping Veins
  7. Visceral Seas
  8. Thou, Beneath Ligaments Foul
  9. Wounds Immaculate
  10. A Holy Book Scribed by Wolves
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