GIÖBIA – Plasmatic Idol

Pubblicato il 02/03/2020 da
voto
7.5
  • Band: GIOBIA
  • Durata: 00:44:20
  • Disponibile dal: 07/02/2020
  • Etichetta: Heavy Psych Sounds
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Psichedelia italiana al 100%, i Giöbia rappresentano una delle eccellenze in questo campo ormai da parecchi anni, pur riemergendo dalla pozza dell’underground solamente negli ultimi anni. Bene così, riteniamo, se il gusto e l’efficacia delle ultime realizzazioni discografiche e delle sortite live è riuscita a far arrivare la band a questo status.
Ecco dunque, di nuovo immersi in un tripudio di old-school psychedelia, i quattro milanesi ribattere sui medesimi tasti di sempre, strizzando l’occhio ai Seventies più svarionati e a certo gusto per le tinte fosche à la Claudio Simonetti (“Parthelion”). La passione per il deserto, poi, è sempre lì dietro l’angolo, poco prima dell’alba (“In The Dawn Light”) e le diramazioni Hawkwind e compagnia bella ritornano come echi di fondo, senza che il tutto risulti una mera copia dell’originale (come potrebbe dopo questi anni di militanza?) ma facendolo apparire come parte di un discorso più ampio. Di una famiglia più grande. Di un grande territorio fatto di side-project, di influenze, di partecipazioni attive alla scena.
Impossibile non ritornare ai fasti floydiani in “Haridwar”, quelli di Pompei, nella traccia che è anche la più lunga del disco, oltre che la più nostalgica, probabilmente. E anche quella che riassume la capacità dei nostri di porre sul telaio visionario della loro musica sia il kraut che il garage, che tutto il retaggio psichedelico degli ultimi sessant’anni. “Plasmatic Idol” consacra i Giöbia nel giusto territorio (desertico) dei panorami dai colori saturi, dei riverberi a cannone, un po’ tra Austin (dove il disco è stato mixato) e gli studi di Bazu a Milano. A metà strada tra questi confini, scarrozzando un po’ di sonorità, plasmandole con personalità, perfezionandole negli anni. “Far Behind” è il pezzo che più ci sentiamo di trasmettere come portavoce del comparto prettamente musicale e compositivo: un pezzo capace di risultare serpeggiante come una gorgone, progressivo come un vecchio inglese degli anni Settanta e strafatto come un ragazzo di quartiere che va ad Amsterdam a pigliarsi i funghetti, con qualche ricordo dei dischi degli Aerosmith più stralunati del fratello maggiore.
Chiude il disco un’accoppiata da brivido psichdelico, il trip semiacustico di “Heart Of Stone” e la riflessiva (in tutti i sensi) “The Mirror House”. Un album – senza grandi necessità di spiegazione o dietrologie – che funziona, dunque, perfettamente.
Un popolo senza visioni è destinato a perire“, diceva Ralph Waldo Emerson. Ed è proprio così. Teniamocele strette.

TRACKLIST

  1. Parhelion
  2. In The Dawnlight
  3. Plasmatic Idol
  4. Haridwar
  5. The Escape
  6. Far Behind
  7. Heart Of Stone
  8. The Mirrors House
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