7.0
- Band: GIOBIA
- Durata: 00:41:52
- Disponibile dal: 17/10/2025
- Etichetta:
- Heavy Psych Sounds
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La scena psichedelica italiana sembra essersi ormai affermata grazie al certosino lavoro di etichette come la Heavy Psych Sound, sotto alla quale possiamo annoverare moltissime pubblicazioni di livello internazionale, anche con una decisa spinta verso band emergenti e underground di talento, fra cui non si possono non annoverare i Giöbia.
La band di Bazu (chitarra e voce) e Melissa (organetto e sintetizzatore) ritorna quindi a distanza di due anni dal precedente “Acid Disorder” con il nuovo lavoro “X-ÆON”, che sembra ancora una volta rimescolare, almeno in parte, le carte in tavola. Se “Plasmatic Idol” aveva ancora una fortissima componente stoner rock ‘desertica’, infatti, il succitato “Acid Disorder” faceva presagire dal titolo che ci saremmo trovati di fronte a un trip lisergico: che dire, quindi dello storytelling di “X-ÆON”?
Il lavoro del quartetto, che si completa con Paolo ‘Detrij’ Basurto al basso e Pietro D’ambrosio alla batteria, assume in questo caso molte sfaccettature diverse fra loro: dalla palese incidenza hendrixiana nell’iniziale “Voodoo Experience”, al kraut rock più spinto di “Fractal Haze”. Nei quaranta minuti che compongono il tutto – fra cui va annoverata la suite divisa in quattro pezzi “La Mort De La Terre” – ritornano quindi quasi tutti gli elementi che gli appassionati dei Giöbia conoscono molto bene, in un trip mescalico fra voci descrittive e parti cantate, come avviene nel singolo “1976”. Un album che è sostanzialmente da mettere sul piatto e assumere in un sol colpo facendosi trasportare dai sintetizzatori e dal basso quasi cullante.
In particolare, nell’ultima suite, la band cerca di trovare e collegare tutti gli elementi che la rendono così particolare e interessante, con una storia di fantascienza immaginaria dove, se interpretiamo i titoli, l’umanità sembra abbandonare una terra morente: più volte ci è venuto in mente quel capolavoro dell’animazione francese che è “Le Planète Sauvage”. Un’opera, quindi, decisamente ambiziosa, ma che ci ha lasciato qualcosa in meno rispetto ad “Acid Disorder”, il quale aveva sì un suono più elettronico, ma anche più sfaccettato rispetto al trip che si affronta con “X-ÆON”. Mancano in particolare quelle chitarre parecchio distorte e ‘basse’ che rendevano le atmosfere del lavoro precedente più smaccatamente psichedeliche e grezze allo stesso tempo, preferendo un approccio legato al kraut rock classico, quindi dalle parti degli Amon Düül e, in generale, della scuola rock berlinese.
Sebbene l’album resti quindi ampiamente affondato nella psichedelia, manca quella leggera sensazione che ancorava i Giöbia a tutto ciò che ruota attorno ai primi dischi dei Black Sabbath. Non per questo, comunque, “X-ÆON” è un lavoro meno riuscito degli altri album della band, ma si percepisce sempre più uno spostamento verso territori più psych e meno heavy. In fondo, comunque, va bene anche così.
