GIVER – Sculpture Of Violence

Pubblicato il 24/03/2020 da
voto
7.5
  • Band: GIVER
  • Durata: 00:35:41
  • Disponibile dal: 07/02/2020
  • Etichetta: Holy Roar Records
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Di sentimento, muscoli e ardore politicizzato vive “Sculpture Of Violence”, secondo album dei tedeschi Giver. È una di quelle pubblicazioni che attinge a pochi, semplici elementi, non pretende di inventare nulla, non fa discorsi complicati, viaggia su un piano popolare e subito comprensibile. E fa centro, pieno centro. I Giver sono un gruppo hardcore, hardcore nel midollo, e null’altro ci sarebbe da aggiungere per inquadrarli. Il loro è un suono combattivo, viscerale, radicato nei caratteri fondanti del genere come si è modellato negli anni ’80 ed evoluto a cavallo fra ’90 e 2000, irrobustito dall’amore per il metal, intorbidato quel tanto che basta dalla negatività ansiogena dei giorni nostri. Uno stile attualissimo, vibrante, figlio dei tempi ma che può parlare ai vecchi punk come ai millenials, perché possiede l’abrasività oltranzista degli albori e il taglio melodico, riflessivo, apocalittico di chi tira le fila dell’hardcore-metal odierno. Profondità e inesorabilità le due caratteristiche principi dei riff scaraventati dal quintetto, nei tempi medi il gruppo si carica di drammaticità, disegnando in poche note scenari tremendi, eppure mai privi di voglia di lottare e tirare su la testa, per proiettarsi a una pronta riscossa.
Il catalogo più votato all’hardcore di casa Deathwish è una prima analogia che salta in mente, così come si percepiscono le derivazioni di hardcore annerito ed estremizzato molto in voga nell’underground tedesco (i Giver sono di Colonia). Rispetto a molto hardcore-metal odierno, in questo caso si rimane distanti dall’affogare nel nichilismo, o dal contaminarsi con sludge e black metal. Si possono intuire vaghi echi di crust e d-beat, però sono dei rimandi lontani, utili a dare spessore e pesantezza a partiture volte all’attacco, al mordere la gola e arrecare quanti più danni possibili in tempi ristretti. Spettacolare la prova dietro il microfono, latrato punk in arrivo da centri sociali in stato di sfacelo (a chi scrive ricorda quasi una versione giovane dell’ancora indomito Mauro Codeluppi), cui si accompagnano azzeccate gang vocals più tipiche dell’hardcore a stelle e strisce. I break ‘ignoranti’ si palesano rapidi e sempre funzionali ad aumentare l’esplosività delle singole tracce, hit istantanee quanto mai adeguate, nell’atmosfera, alla situazione che stiamo vivendo attualmente. Sono squarci di una vita di lotta e difficoltà, da affrontare incattiviti e a muso duro, tenendo sempre a mente che la rabbia non deve portare all’abbattimento. Eccoci allora a scapocciare e urlare come forsennati sotto i colpi della titletrack, di “The Same Stream” e della nostra preferita, “Imitation Dreams”, con quel “Are you listening? Are you even listening?” che viene voglia di gridare a bordo palco a un centimetro dal volto del cantante. Quanto di più lontano dalle contingenze del momento, quando invece una compagina come i Giver verrebbe voglia di testarla all’istante in versione live. Ci sarà tempo anche per questo (forse), intanto godiamoci questo fragoroso, sudato album della band tedesca.

TRACKLIST

  1. Night Season
  2. Sculpture of Violence
  3. Every Age Has Its Dragons (Like An Empire)
  4. The Same Stream
  5. New Gods
  6. Evil Is
  7. These Words Are Rain
  8. Imitation Dreams
  9. Longing For Death
  10. Built In The Difference
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