6.5
- Band: GLADENFOLD
- Durata: 00:37:42
- Disponibile dal: 27/02/2026
- Etichetta:
- Reaper Entertainment
I finlandesi Gladenfold tornano sulla scena con “Soulbound”, un lavoro che si propone come un power metal classico, fortemente ispirato dai grandi nomi della scena scandinava come Sonata Arctica o ai meno conosciuti Altaria. Sin dalle prime battute è evidente come la band abbia voluto abbracciare una formula collaudata, attingendo a piene mani dal repertorio della golden age del genere, per confezionare un full-length che si rivolge principalmente ai nostalgici del power di stampo finlandese.
Dal punto di vista vocale, la performance risulta convincente e ben strutturata, con un cantante che si muove con disinvoltura tra i registri, dimostrando una tecnica solida e una buona comprensione delle dinamiche richieste dal genere. La voce emerge con chiarezza nel mix e riesce a guidare l’ascoltatore attraverso le diverse atmosfere proposte dall’album, senza mai risultare forzata o fuori luogo.
Particolarmente interessante è l’utilizzo del pianoforte che si intreccia con le chitarre distorte, creando una texture sonora che riporta immediatamente alla prima era dei Kamelot, quando il power metal americano guardava ancora con interesse alle atmosfere più europee e romantiche del genere: questa scelta stilistica rappresenta sicuramente uno dei punti di forza dell’opera, regalando momenti di respiro e profondità che altrimenti mancherebbero in un contesto prettamente power.
Analizzando l’evoluzione stilistica della band, è impossibile non notare come gli elementi melodic death metal – presenti in maniera più o meno marcata nei precedenti lavori – siano quasi del tutto spariti da “Soulbound”.
Al loro posto troviamo strutture compositive decisamente più vicine al folk metal, con melodie che strizzano l’occhio alle sonorità nordiche e a quel senso di epica popolare che caratterizza band come Ensiferum o Korpiklaani. Il cambiamento di rotta è netto e, seppur non necessariamente negativo, lascia un po’ di amaro in bocca in chi aveva apprezzato quella sfumatura più aggressiva delle produzioni passate.
Quello che tuttavia lascia decisamente perplessi è la scelta promozionale della band. Ci chiediamo sinceramente come possa un gruppo etichettare un album come “ispirato da band come i Children Of Bodom”, quando non c’è assolutamente nulla, nemmeno nelle sezioni più aggressive, che ricordi minimamente lo stile dei maestri del melodeath finnico.
Nessun neo-classicismo furioso, nessuna cattiveria melodica, nessuno di quegli elementi che hanno reso immortali album come “Follow The Reaper” o “Hate Crew Deathroll”. Questa discrepanza tra promessa e realtà non fa altro che danneggiare la band stessa, e ci sentiamo di dire che forse varrebbe la pena essere più onesti con i fan, evitando paragoni azzardati che creano aspettative destinate ad essere disattese.
Il suono complessivo dell’album risulta, inoltre, purtroppo datato, quasi cristallizzato in quella dimensione power che ha smesso di evolversi ormai da un paio di decadi.
Il songwriting, seppur tecnicamente corretto, non brilla per originalità e finisce per perdersi in quel mare magnum di band che propongono lo stesso identico stile senza aggiungere nulla di personale o distintivo.
Anche la copertina dell’album contribuisce a questa sensazione di déjà-vu con un artwork che ricorda un’illustrazione presa dalle prime edizioni del famoso gioco di carte “Magic: The Gathering”, confermando un’estetica complessivamente ancorata ai primi anni Novanta.
In conclusione, “Soulbound” è un album decente, consigliato esclusivamente ai fan hardcore del power metal, specialmente quello di stampo finlandese, capaci di apprezzare una formula ben rodata e di chiudere un occhio di fronte alla mancanza di innovazione. Per tutti gli altri, difficilmente quest’opera riuscirà a lasciare un segno o a rimanere impressa nella memoria, finendo probabilmente per dissolversi nel calderone delle innumerevoli release che affollano il panorama metal contemporaneo.
