7.5
- Band: GLADIUM REGIS
- Durata: 00:41:09
- Disponibile dal: 27/02/2026
- Etichetta:
- Dusktone
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C’è più Italia che Inghilterra in questo album dei Gladium Regis (la Dusktone, etichetta sotto cui esce il lavoro, presenta infatti la band come inglese) e non solo perché si tratta di un progetto di tale Augur Svafnir, nato appunto in Italia ma da qualche tempo trasferitosi nel Regno Unito.
Il progetto nasce da lontano, ad inizio di questo millennio, quando nel 2003 Augur Svafnir e Salinoch registrarono un primo demo intitolato “The Dark Stronghold”, mai pubblicato, ma le cui idee vennero rielaborate dalla band nostrana Draugr (oggi ormai disciolti), di cui Augur Svafnir fece parte come cantante.
Questo artista, parte a suo tempo, appunto, di una band italiana ancorata alle radici storiche delle popolazioni italiche, evidentemente tiene ancora bene in mente la potenzialità di alcune nostre tradizioni, che sul nuovo album si concretizzano con i testi di alcune canzoni ispirati ai poemi cavallereschi dell’Ariosto.
Successivamente, l’uscita di “Kingdom” nel 2020, un lavoro dungeon synth creato per far da sfondo a ipotetiche sessioni di giochi da tavolo, ha dato l’ispirazione ad Augur Svafnir per aggiungere a queste atmosfere anche alcuni elementi più propriamente (black) metal e a dar vita in questo modo al suo nuovo progetto solista Gladium Regis.
Diciamo subito che “Quest” è una bella sorpresa, sin dall’intro medievale “Malheureux En Amour”. La successiva “Le Audaci Imprese Io Canto”, forse il miglior brano dell’intero lotto assieme alla successiva “Durindana”, è una perfetta sintesi di elementi pagan metal, black metal, folk/epic music che inevitabilmente pesca da una vastissima area (dai Bathory, ai Falkenbach, ai nostrani Evol, ai primi Dimmu Borgir e Cruachan, con anche più di qualcosa dai mai dimenticati Windir).
Ovviamente un album del genere è più che adatto a tutti gli amanti dell’atmospheric black metal di band come Summoning, Caladan Brood, Eldamar e affini, poiché la band può benissimo rientrare in questo svariato sottogenere metal: i temi sono epici, ma anche romantici, qui le atmosfere ben si sposano con il tema dell’eroico sentimento cavalleresco, dell’amore imperituro e del sacrificio estremo.
In un mondo fantasy che fa da sottofondo, le storie tratte dai poemi cavallereschi dell'”Orlando Furioso”, “Orlando Innamorato” e “Ivanohe” vengono usati come metafore per approfondire tematiche che si discostano dalla tradizione e morale cristiana, facendo riemergere la tradizione pagana precristiana come quella i
del culto della spada (ben presente nel moniker della band) oppure la ricerca dell’eternità ed immortalità vista come prova metafisica per arrivare all’archetipo di cavaliere e, spingendosi oltre, di re.
Troviamo anche diversi ospiti, che hanno partecipato alle registrazioni arricchendo il sound dell’album con parti di synth, voci e chitarre acustiche: Lupus Nemesis degli Atavicus interviene per alcune voci pulite e assoli di chitarra, oltre ad essersi occupato del mixaggio dell’album, poi ci sono Tamoth degli Obscura Nox Hibernis alla chitarra classica, Dave Beggar degli Shores Of Null che si è occupato delle parti di voce pulita nella seconda metà della release; infine Triumphator degli Atavicus per alcune screaming vocals, per rievocare forse un po’ i tempi dei nostri Draugr.
“The Last True Knight In A Broken Land” rappresenta una sintesi ben riuscita delle intenzioni del progetto, dove l’atmosfera cavalleresca si intreccia indissolubilmente con elementi sinfonici che si rifanno ad un certo black metal degli anni ‘90 dove la melodia ed i synth prevalevano sull’aggressività della musica.
Il punto di forza di questo progetto è che tutti i numerosi elementi vengono forgiati in maniera ottimale: Augur Svafnir è come un menestrello talentuoso che sa intrattenere con i suoi racconti e creare un’atmosfera magica, come nel brano poc’anzi citato.
Tutto ciò non sorprende perché spesso e volentieri la cultura porta in modo naturale e logico alla bravura, ed un artista che ha un background capace di spaziare da Branduardi a Dante, dall’Ariosto a Dorè, ha già una base musicale ben consolidata prima di dar vita ad un album.
Molto probabilmente non siamo ancora davanti ad un capolavoro del genere, perchè il livello è costantemente buono, ma mancano quei sussulti emotivi che fanno gridare al miracolo, con magari dei veri e propri brani-simbolo indimenticabili.
In alcuni momenti ci vorrebbero forse magari più cambi di ritmo e di registro per dare maggior dinamicità alle canzoni nei momenti in cui soffrono un po’ troppo la sovrabbondanza di elementi folk e sinfonici: togliere qualcosa ogni tanto, come su “Acriter Pugno!”, significherebbe guadagnare in immediatezza e concretezza.
Per chi ama il metal estremo epico e pieno di atmosfera, raccomandiamo di correre ad ascoltare i Gladium Regis, essendo “Quest” uno dei migliori album usciti ultimamente (citiamo in questo calderone anche il lavoro dei Garde, “Harbimger Of Revenge And War”, seppur con caratteristiche leggermente diverse, uscito l’anno scorso).
Il vero pagan metal per fortuna è ancora vivo e vegeto: “Di più direi, ma di men dir bisogna”.
