7.0
- Band: GLASSBONE
- Durata: 00:20:32
- Disponibile dal: 13/02/2026
- Etichetta:
- Frozen Records
- Iron Fortress Records
Spotify:
Apple Music non ancora disponibile
Se è vero che di questi tempi l’etichetta death-core porta anzitutto a pensare a realtà iper-editate e trendy, per fortuna continua a esistere un circuito underground dove tale definizione è tutto fuorché sinonimo di gimmick smodate, svolazzi sinfonici o video virali su TikTok.
Musicisti che, innamorati indistintamente della pesantezza del death metal e del dinamismo di certo hardcore, ne tirano fuori una crasi ruvida, schietta e viscerale, la quale non cerca di compiacere il pubblico, né tanto meno di diluire il proprio discorso, fornendo piuttosto un’ipotetica colonna sonora per una guerriglia urbana o un’esplosione di malessere esistenziale.
I Glassbone, da Parigi, rientrano senza dubbio nella categoria appena descritta, e con il nuovo “Ruthless Savagery” si apprestano a compiere un importante passo in avanti nella definizione di un suono ostile e ritmato, in grado di riportare alla mente quello di pilastri dell’ignoranza come Xibalba, Nails e Kruelty.
Cresciuti per le strade della capitale francese, già dimora di un manifesto del metal-core più violento e apocalittico come i Kickback, i ragazzi danno seguito a una politica dei piccoli passi che, dopo “Deaf to Suffering” del 2024, si traduce in un altro EP dai toni barbari e stentorei, nel quale la loro corazza metallica si inspessisce ulteriormente ricordando appunto l’evoluzione compiuta dagli autori di “Hasta la Muerte” e “Tierra y Libertad”.
I sei brani della tracklist – introdotti dal solito, suggestivo artwork di Paolo Girardi – vedono infatti il quintetto spostarsi quasi del tutto su registri death metal, con un guitar work dal taglio feroce e strutturato, un’impostazione vocale spietata e la componente hardcore a resistere soprattutto nell’atmosfera stradaiola e in alcune scelte ritmiche (si sentano i breakdown), per una ventina di minuti che, se da un lato non presentano nulla di veramente caratteristico (specie per i fan dei gruppi citati o di gente come gli australiani Justice for the Damned), dall’altro non mancano mai di suonare efficaci, fluidi e poderosi, oltre che racchiusi da una produzione esemplare.
Musica da palestra che non si accontenta però di picchiare indiscriminatamente chi le capita a tiro, immortalando una band in crescita dal punto di vista tecnico e compositivo per dire evidentemente la sua all’interno del filone, e a cui non sembra mancare più nulla per confezionare un full-length di spessore.
Episodi assassini come l’opener/title-track, “Dryin’ Up of Their Blood” o “Apostasy Imperium”, del resto, parlano chiaro: i Glassbone non si sono affacciati sulle scene per rivestire il ruolo di figuranti, e “Ruthless…” è qui a ribadirlo configurandosi come un’uscita minore soltanto sulla carta.
Ascoltatelo tutto d’un fiato e preparatevi ad essere schiacciati.
