7.0
- Band: GLENN HUGHES
- Durata: 00:50:49
- Disponibile dal: 5/09/2025
- Etichetta:
- Frontiers
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Sebbene siano trascorsi nove lunghi anni da “Resonate”, l’ultimo, acclamato album solista di Glenn Hughes, il cantante e bassista inglese non è rimasto con le mani in mano o a crogiolarsi sugli allori di una carriera unica nel suo genere. Certo, sono leggendari i suoi esordi con i Trapeze, la sua consacrazione con i Deep Purple e la sua collaborazione con Tony Iommi andata avanti per decenni sotto diversi moniker, ma se Glenn Hughes appartiene all’olimpo di quei musicisti capaci di travalicare il proprio tempo è merito anche di una nutrita carriera solista e delle numerosissime collaborazioni di tutto rispetto, da quelle storiche con Pat Thrall e Gary Moore a quelle più recenti.
Solo nell’ultima decade lo abbiamo visto impegnato in formazioni celebrate in tutto il mondo del rock, dai The Dead Daisies ai Black Country Communion, che hanno ormai consolidato il loro status di supergruppo di lusso. Non vanno poi dimenticate le incursioni con i California Breed, le collaborazioni con Joe Satriani, Steve Vai e l’apparizione al fianco di Robbie Williams, a dimostrazione della sua versatilità e della considerazione di cui gode anche al di fuori dell’ambiente che lo vede protagonista.
Il musicista ha continuato ad esibirsi e a registrare senza sosta, ma il ritorno su disco sotto il proprio nome era atteso, perché il solista Hughes ha sempre mostrato un volto più personale e diretto rispetto ai progetti paralleli, riuscendo a unire tutto il suo passato artistico alla sua capacità di guardare al panorama rock internazionale contemporaneo con sguardo intelligente e a dominarlo senza alcuna difficoltà (lo dimostrano lavori ispirati come il già citato “Resonate” o “Music For The Divine”).
Questo “Chosen”, è l’ennesimo disco suonato, prodotto e cantato in maniera impeccabile: dieci brani che mettono in mostra una band solida e compatta, guidata dalla voce di Hughes che, a oltre settant’anni, mantiene una potenza e un’intensità fuori dal comune.
Se l’opener “Voice In My Head” parte con un riff granitico e un groove irresistibile, “My Alibi” si distingue per una struttura e un ritornello esplosivi, quasi da classifica. “Heal” è uno dei momenti migliori, con atmosfere che si dilatano fino a una progressione quasi zeppeliniana, seguita da “In The Golden”, che alterna passaggi intimi e acustici che hanno il sapore degli Alter Bridge più introspettivi a sezioni elettriche più cariche.
La produzione è cristallina e riesce, con la sua precisione e la definizione degli strumenti, a non smorzare la potenza (come in “The Last Parade”, uno degli episodi più pesanti del lotto), né la tensione emotiva scaturita dai momenti più emozionali, come “Come And Go” che recupera la sensibilità beatlesiana spesso cara alla scrittura di Hughes e rimanda direttamente agli anni Sessanta.
La conclusione è affidata a “Into The Fade” con un basso martellante e un groove quasi da Foo Fighters per chiudere il cerchio con energia. Proprio i Foo Fighters e gli Alter Bridge sembrano essere le figure più adeguate a definire lo stile di “Chosen” quantomeno dal punto di vista della resa sonora, band orientate al mainstream con uno stile contemporaneo ancorato ai classici, che a loro volta portano dentro le stesse influenze di Glenn Hughes, dai suoi lavori passati fino all’eredità di Deep Purple e Led Zeppelin.
Non ci sono cadute di tono e i brani sono costruiti con mestiere, ma va detto che “Chosen” non ha particolari picchi a livello compositivo, vivendo, invece, di una esecuzione stellare.
L’album si muove entro binari consolidati: hard rock classico arricchito da qualche influenza soul, funk e da tocchi più moderni. Nulla che Hughes non abbia già fatto, ma il tutto è proposto con una classe che pochi altri possono vantare. Rispetto a “Resonate,” che con la batteria di Chad Smith e una produzione un po’ più calda aveva raggiunto vette forse più alte, siamo un gradino sotto, ma la qualità rimane indiscutibile.
“Chosen” è un disco di mestiere e di cuore: prevedibile sì, ma suonato alla grande, con brani che si lasciano ascoltare e che confermano l’unicità di una voce che, dopo cinquant’anni di carriera, non accenna a spegnersi, né a smettere di meravigliare.
