8.0
- Band: GLI ALBERI
- Durata: 00:52:43
- Disponibile dal: 15/05/2026
- Etichetta:
- Masked Dead Records
Gli Alberi nascono a Torino nel 2012 e danno alla luce un EP, “River God”, nel 2015, e due album, “The Glimpse” nel 2016 e “Reinhold” nel 2022. Proprio in occasione dell’uscita di quest’ultimo, un concept che narra la storia della drammatica scalata dei fratelli Messner al Nanga Parbat, avevamo sottolineato non solo la qualità della loro proposta, ma anche il coraggio di scrivere un’opera complessa ed evocativa utilizzando la lingua italiana per i testi.
A distanza di quattro anni, il quintetto torna sulle scene e, anche questa volta, il progetto è ambizioso: il nuovo disco “Maturafine” è incentrato sull’immagine del deserto, inteso come ecosistema, area geografica dal clima arido e senza via d’uscita, e anche come metafora di tutti quegli spazi che l’uomo ha distrutto e in cui non c’è più traccia della sua presenza, ma nei quali la vita continua.
Alcuni dei luoghi descritti sono immaginari, altri reali, tutti però sono il punto di partenza per riflessioni sulla nostra esistenza e sul nostro operato: dal lago d’Aral, enorme bacino d’acqua salata ridotto a lembo di terra inospitale dallo sfruttamento dei suoi immissari da parte dell’allora Unione Sovietica, fino al Rub’ al-Khāli, il cosiddetto ‘quarto vuoto’ arabo, che per la sua imponenza viene paragonato a cielo, terra e mare, o al mondo ancestrale di Astralia (crasi fra Australia ed astrale), ogni episodio lega passato e presente utilizzando immagini vivide e forti. Il significato di queste canzoni è spiegato sulle pagine social ufficiali della band attraverso una serie di post comparsi in questi giorni che precedono l’uscita del disco.
Musicalmente, siamo piuttosto lontani da “Reinhold”: quest’ultimo, infatti, andava a ricercare una narrazione cruda dei fatti facendo principalmente uso di tonalità fredde, mentre la tavolozza di colori utilizzata per “Maturafine” è di gran lunga più ampia e solo marginalmente si vanno a toccare sonorità cupe.
Un substrato di doom metal mitigato da derive post-rock resta il cuore della musica dei piemontesi, ma in questi brani le strutture non sono lineari e il carattere progressive è molto marcato, nella ricercatezza di alcune soluzioni e nella qualità degli arrangiamenti; l’alternanza di atmosfere pacate ed esplosioni vigorose creano un effetto suggestivo, grazie ad un comparto vocale maggiormente elaborato rispetto al passato, con Arianna che ha corretto alcune imperfezioni ed un contributo più solido delle voci maschili, pulite ed in growl.
L’impressione che i piemontesi abbiano ascoltato musica prog durante la composizione di questo disco è rafforzata dalla presenza di sintetizzatori che, in brani come “Q” e “Il Quarto Vuoto”, riportano agli anni ’70, mentre in “Nomadi Grigi” e “Astralia” non mancano riferimenti al pop italiano più raffinato.
“La Sabbia Coprirà Ogni Cosa” è il pezzo più breve – poco più di tre minuti di durata durante i quali ci si domanda con profonda inquietudine quali saranno i deserti del futuro e in che condizioni vivrà chi arriverà dopo di noi, che in qualche modo è lo stesso quesito posto da “Mare Tranquillitatis”, un brano apparentemente in antitesi con i suoi quattordici minuti di placido post-rock.
E’ chiaro come gruppi quali The Gathering, Alcest o Messa siano delle influenze, ma nella proposta de Gli Alberi si respira anche la tradizione italiana, con riferimenti, più o meno inconsapevoli, a PFM, Area e Matia Bazar e ad un filone cantautoriale che evidentemente è nelle vene della band.
Resta l’annosa questione dell’utilizzo dell’italiano, della quale abbiamo già discusso in occasione di altre recensioni senza arrivare ad un giudizio univoco: la nostra lingua, come da molti sostenuto, non è l’ideale per le metriche di canzoni rock o metal, ma ancora una volta i torinesi hanno trovato un incastro sufficientemente fluido e naturale e, a supporto della loro scelta, si consideri che, tradotti in inglese, questi testi avrebbero perso una parte importante del loro fascino.
Se quindi con “Reinhold” Gli Alberi avevano già raggiunto una piena maturità, “Maturafine” è una definitiva presa di coscienza della capacità di scrivere canzoni senza nessun limite di genere, con il merito di una ricerca ostinata dell’originalità, a livello musicale e tematico, e di uno slancio creativo ad ora ineccepibile.
