7.0
- Band: GLORIOR BELLI
- Durata: 00:45:10
- Disponibile dal: 29/10/2013
- Etichetta:
- Agonia Records
- Distributore: Masterpiece
Zitti zitti, i Glorior Belli hanno avuto il merito di cucirsi addosso un marchio di fabbrica che avrebbe dovuto portar loro molti più successi di quelli realmente ottenuti, almeno quello era l’ambizioso obiettivo del precedente, per certi versi rivoluzionario “The Great Southern Darkness”, irruenta invasione della band nel mondo dello stoner e del rock’n’roll in chiave estrema. Le coordinate sonore tracciate dal leader Billy Bayou sono oramai solide e fuori discussione, monopolizzate dall’unico membro fisso e dal suo approccio molto più “thrash” rispetto al black metal degli esordi, per alcuni ascoltatori diventato un vero e proprio rimpianto. Del resto, da tempo il Nostro sembra aver trovato una nuova ragione di vivere sulla scia dei successi ottenuti in terra transalpina da formazioni come i Down, gli Eyehategod e compagnia bella, plasmando la propria creatura in una sorta di clone oscuro e furente di questo filone musicale. Il nuovo “Gators Rumble, Chaos Unfurls” non indietreggia di un passo, ma nemmeno ne compie uno in avanti, presentandosi come un disco sicuro e divertente, privo di particolari sussulti e tuttavia scorrevole nella sua piacevole calorosità rurale, il gemello separato alla nascita del suo predecessore. Anche in questo caso, Billy ci propone una rilettura in chiave “bastarda” di un black metal lontanissimo dalle sfumature depressive e shoegaze tipiche del territorio francese, giocando molto sulla carica adrenalinica delle cascate di riff e sul sapore alcolico di un comparto strumentale caldo e iper-compatto. Orecchiabilità ed enfasi dominano sul lato nero dell’insieme, lo schiacciano, lo perdono per strada nel compito di rendere l’opera molto più appetibile ad orecchie abituate al groove di gruppi come i Pantera che non ai blast beat e alle feroci distorsioni del suddetto genere. Nulla di nuovo per chi ha apprezzato la virata stilistica della band, un fattore in cui risiede la vera pecca del disco: se la riuscita di un lavoro come “The Great Southern Darkness” poteva essere soggetta a pareri strettamente personali, quella del platter in questione viene messa in seria discussione da partiture troppo simili a quelle largamente utilizzate precedentemente, finendo presto per perdere credibilità ad un ascolto attento ai dettagli. In ogni caso, non ci troviamo di fronte ad un risultato osceno, anzi, una buona parte dei brani si fa ascoltare molto volentieri e le prime scapocciate non tardano ad arrivare: l’attacco fulminante di “Wolves At My Door” e “Le Blackout Blues”, energico midtempo pronto ad esplodere, fanno capire che i Glorior Belli hanno questo genere nel sangue, solo devono ancora trovare la quadratura del cerchio ideale.
