7.0
- Band: GO AHEAD AND DIE
- Durata: 00:43:47
- Disponibile dal: 11/06/2021
- Etichetta:
- Nuclear Blast
- Distributore: Warner Bros
Go Ahead And Die è il sesto progetto di Max Cavalera (in ordine sparso, Sepultura, Soulfly, Nailbomb, Cavalera Conspiracy, Kill Or Be Killed) e, come spesso è accaduto in passato, si tratta di un affare di famiglia; ma, per la prima volta, il cantante/chitarrista brasiliano non è il punto focale e la mente pensante della band che è, invece, nata da un’idea del figlio di Max, Igor Cavalera Jr., e completata dal batterista Zach Coleman (Khemmis, Black Curse). Questo cambiamento sembra funzionare, probabilmente anche oltre le aspettative, poiché l’omonimo album, descritto molto semplicemente come una sorta di passatempo concepito in una remota proprietà situata su un non meglio precisato monte dell’Arizona per vincere la noia del lockdown, pur non essendo niente di rivoluzionario, colpisce per vigore ed intransigenza. Tutto il disco, infatti, è un viaggio a ritroso fino alla metà degli anni ’80, quando band come Anti-Cimex, Amebix, Discharge e primi Napalm Death ci bombardavano con i loro suoni crudi e sporchi; una micidiale miscela di crust e thrash primordiale con una forte attitudine punk, che sicuramente non brilla per originalità ma ci riporta con piacere agli anni d’oro del genere. I riff sono graffianti, la voce sguaiata, la batteria semplice e tribale, il tutto tenuto insieme da una produzione che non si può di certo definire raffinata, ma perfettamente adatta allo scopo. C’è veramente poco di nuovo in questi undici brani: “Toxic Freedom” riporta alla mente gli Entombed; in “El Cuco” fanno capolino i Sepultura, quelli di “Chaos A.D.”, che un po’ di queste sonorità le avevano già incorporate; “Roadkill” ha qualcosa addirittura degli Slayer. Ma tutto ciò è ben fatto e i pezzi si lasciano ascoltare senza grossi problemi, facendo dimenticare alla svelta la sensazione di già sentito.
“Go Ahead And Die” non piacerà a tutti, perché è volutamente sgradevole, sopra le righe e ingenuamente politico, come si usava anni fa, e magari anche con qualche cliché di troppo, ma è anche una legnata sui denti che difficilmente lascia indifferenti. Probabilmente il nome Cavalera tra gli autori contribuirà a dare un po’ di visibilità alla band e a garantire qualche video promozionale di buona qualità nonostante la ‘grezzeria’ proposta ma, rispetto ad alcune recenti prestazioni di Max e famiglia, questa volta c’è anche sostanza.
