GOD EAT GOD – Abandonment

Pubblicato il 12/11/2016 da
voto
6.5
  • Band: GOD EAT GOD
  • Durata: 00:51:54
  • Disponibile dal: 10/13/2016
  • Etichetta: GS Productions
  • Distributore:

La Russia, sia per band che per etichette, è sicuramente la nuova ‘patria’ del funeral doom, grazie a band come Ea, Ennui, Night Of Suicide, Дрём, Abstract Spirit, gli immensi e compianti Comatose Vigil e ora i God Eat God, creatura nata principalmente dalle menti di Daniel Neagoe (che non sarà russo, ma è l’anima slava degli inglesi Eye Of Solitude) e Anton Rosa dei Dominia. A completare la lineup Pavel Lohnin (ex Dominia), Dmitri Rishko (Dominia) e Déhà (già collaboratore degli Eye Of Solitude ai tempi del devastante “Dear Insanity”). Insomma: per i fan del genere ci sono premesse notevolissime, con musicisti che hanno dato vita, se parlassimo di un qualunque altro genere, a quella che potremmo definire ‘all star band’. L’ascolto di “Abandonment”, debut sulla lunga distanza per il gruppo, è  quindi carico di aspettative, ma purtroppo l’esperimento riesce solo in parte: se il riffing c’è tutto, è il suono a non convincere del tutto. Le chitarre hanno un suono molto aperto, che ricorda quasi il post-rock o certo black metal, e la predominanza del cantato pulito non riesce a creare quelle atmosfere oppressive e opprimenti che ci si aspetterebbe. Daniel e Anton creano un intricato incrocio di frequenze e melodie che potrebbe funzionare (e, quando finalmente irrompe, la voce del cantante degli Eye Of Solitude fa davvero la differenza) ed anche il lavoro delle tastiere, coadiuvato dal violino di Dmitri, genera un mood struggente ed ipnotico (soprattutto quest’ ultimo a tratti ricorda in modo inquietante una voce spettrale). E’ difficile capire cosa esattamente non funzioni al 100% (ed in pezzi come “In A Sarcophagus”, in realtà, tutto procede alla perfezione), ma troppo spesso sembra di sentire ottime canzoni in cui l’anima più gothic dei Dominia e quella più funeral del retaggio degli Eye Of Solitude non riescano a conciliarsi, alternandosi in modo un po’ confusionario. Non mancano episodi di notevole spessore, ma sembrano dovuti più alla capacità dei musicisti coinvolti che ad un vero e proprio ‘guizzo’ del disco in sé e per sé. Come accennavamo tutto ha un po’ il sapore dell’occasione sprecata, qualcosa che risulta troppo morbido e patinato per gli abituali ascoltatori di funeral doom e troppo lento, ossessivo ed estremo per i fan del gothic metal. La stessa scelta dell’etichetta di far uscire il disco in sole cento copie sembra, più che una ricerca di tiratura limitata underground, dettata dall’ambivalenza del disco che, probabilmente, potrà avere qualche difficoltà a risultare accattivante per molti. Le potenzialità comunque ci sono, e i God Eat God hanno davanti a loro due strade ben delineate: scegliere quale componente delle due privilegiare, o proseguire in questo mix delle due anime della band, cambiando il tipo di produzione ed avendo un minimo di attenzione in più per certi arrangiamenti.

TRACKLIST

  1. Abandoned
  2. Elegy
  3. In A Sarcophagus
  4. Mantra
  5. One Last Step
  6. Seven
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