GOD’S HATE – God’s Hate

Pubblicato il 01/05/2021 da
voto
8.0
  • Band: GOD'S HATE
  • Durata: 00:36:39
  • Disponibile dal: 12/03/2021
  • Etichetta:
  • Closed Casket Activities

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I Twitching Tongues, una delle formazioni più sottovalutate del circuito metal e hardcore di Los Angeles, hanno forgiato la propria visione artistica su un incrocio molto personale di doom, alternative e metalcore. Il vocalist Colin Young ha però anche una passione sfrenata sia per la scena ‘troycore’ – branco del NYHC originario di Troy che andò a rendere flebili i confini tra metal ed hardcore con band come Stigmata, Dying Breed e War Time Manner – che per i titani Merauder ed Hatebreed. Questa passione è condivisa dall’amico Brody King, un gigante di 130 kg che infiamma i palchi del circuito indipendente di wrestling professionistico, che Colin chiama perchè perfetto per fronteggiare una band di quel genere. Nel 2014 nascono quindi i God’s Hate, che pubblicano in breve periodo un paio di EP ed il debutto “Mass Murder”. Dobbiamo aspettare sei anni per avere un seguito, in cui Colin, King ed il chitarrista Anthonie Gonzalez sono raggiunti dal resto dei Twitching Tongues. Colin si sposta alla batteria e nello studio del fratello, a Van Nuys, produce questo mostro di ‘self -titled’, nelle stesse parole del gruppo un lavoro “nutrito da amicizia e puro amore per l’hardcore”.
In mezzo alla folta schiera di citazioni, da “The Watchman” a “Yellowstone” ad “Addams Family”, la band dà vita a nove tracce che incarnano ogni piacere proibito degli amanti dell’hardcore metal, tralasciando ogni tecnicismo e ogni struttura pretenziosa per cercare a tutti i costi l’impatto più violento e definitivo, con costruzioni ‘vecchia scuola’ che mettono l’attitudine davanti a tutto il resto. A parte “Six Feet Deep”, che scivola in territori Twitching Tongues col suo coro melodico, dall’uno-due di “Be Harder”/”Finish The Job” fino al finale di “Social Class Warfare” c’è un rettilineo fatto di tensione e violenza. Proseguendo il trend di “Mass Murder” nel preservare l’estetica e l’esposizione del genere, evocando cattivi che recitano le proprie motivazioni o eroi feriti che cercano di trovare un senso nel mondo in cui viviamo, i God’s Hate sviluppano in questo secondo album anche un approccio più leggero alla materia senza scadere nel ridicolo. Con una copertina assurda o delle citazioni ironiche servono quindi un disco assolutamente brutale, con un sound che viene in qualche modo arrotondato da assoli ispirati ed occasionali passaggi melodici ma non arretra di un centimetro a livello di minacciosità.
I punti focali del disco sono sicuramente “Be Harder”, manifesto dell’intero disco e slogan rappresentativo da t-shirt, la titletrack “God’s Hate” dal forte sentimento anticlericale ed “Eternity Of Hate”, una riflessione che il frontman da sempre vittima della rabbia dedica al figlio, augurando non gli venga tramandata questa maledizione e spezzando la catena dell’odio.
Un distillato di rabbia che supera il debutto su ogni livello, un progetto creato per passione che trasuda trasporto e divertimento, a nostro parere un centro perfetto. Se tra i vostri dischi preferiti ci sono “Perseverance” e “Master Killer” lo consumerete.

“Waste your life and pay the price. Life is hard, be harder!”.

 

TRACKLIST

  1. Number One
  2. Be Harder
  3. Finish The Job
  4. Six Feet Deep
  5. God’s Hate
  6. Eternity of Hate
  7. Violence Unlimited
  8. The Valley Beyond (818)
  9. War Man
  10. Social Class Warfare
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