7.5
- Band: GODTHRYMM
- Durata: 00:54:30
- Disponibile dal: 14/02/2020
- Etichetta:
- Profound Lore
- Distributore: Audioglobe
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Dopo l’ascolto dell’EP di debutto, “A Grand Reclamation”, lamentavamo la mancanza di una certa compiutezza all’interno del progetto partorito dalla mente di Hamish Glencross (My Dying Bride, Vallenfyre, Solstice), auspicando una maggior coesione tra le idee e la loro messa a punto materiale in un futuro full length, nel quale la band avrebbe potenzialmente avuto modo di esprimersi con maggiore accortezza. E con sollievo possiamo affermare di essere stati accontentati: ridotta la line-up ad un power trio (sebbene il disco sia di fatto stato gestito addirittura come duo, in fase di scrittura, assieme a Shaun Taylor-Steels, precedentemente anche dietro le pelli dei citati My Dying Bride e degli Anathema di “Alternative 4”), il lungo minutaggio fa sì che le idee della band possano trovare una cupa vita all’interno di quasi un’ora di doom funereo ed opprimente. Gli otto brani sono lenti e gravi, potenti e (mal)intenzionati a portare l’ascoltatore in quei gorghi disperati propri di una full immersion di doom metal classico e di qualità. Tutto sembra trovarsi al proprio posto: dalle sonorità, che, pur tradizionali, non disdegnano un occhio a quanto di più recente, all’interpretazione senza sbavature del combo. Non manca qualche afflato epico, come in “The Grand Reclamation”, già proposta nel sopra menzionato EP, dove abbiamo un passaggio finale quasi alla Candlemass, ma per la maggior parte del tempo siamo al cospetto di una musica marziale ed impietosa, estremamente ‘british’, con picchi in pezzi come “We Are The Dead” o la pachidermica opener “Monsters Lurk Herein”, contenente dei passaggi di chitarra che più solenni non si può, e che racchiudono la linfa mortale propria dei Godthrymm. Impossibile non volare con la mente ad alcuni capolavori targati Peaceville durante questo “Reflections”: riff malevoli, angoscianti, capaci di restare impressi sin dal primo ascolto, dove emerge una capacità compositiva d’altri tempi su dei brani che rendono benissimo anche nel 2020. Disco che risuona già come un classico senza però apparire datato, “Reflections” permetterà certamente alla band inglese un ingresso di tutto rispetto nel novero dei nomi del doom che conta. Un inizio eccellente.
