GODWATT – Necropolis

Pubblicato il 13/02/2018 da
voto
8.0
  • Band: GODWATT
  • Durata: 00:46:56
  • Disponibile dal: 09/02/2018
  • Etichetta: Jolly Roger Records
  • Distributore: Goodfellas

“La nostra avidità ci seppellirà”. Non è paura, non è sgomento, né tantomeno terrore. Trattasi di decadenza musicale, affibbiata ad un notevole tasso di ‘cazzutaggine’ (passateci il termine). Così si può riassumere il viaggio ipnotico, grintoso, pessimista, realistico realizzato dai Godwatt, band frusinate che, con il qui presente “Necropolis”, giunge alla sua quarta fatica ufficiale, sempre sotto l’egida attenzione della nostrana Jolly Roger. Un agglomerato di doom-stoner, ricamato da accenni psichedelici, che farà ‘infelici’ tutti gli amanti dei Kyuss, dei sempre fedeli Black Sabbath, dei Death-SS in formato Paul Chain, ma non solo. Il tutto sviscerato in una chiave più moderna e soprattutto più fresca, a testimonianza di come i Godwatt siano riusciti perfettamente a mescolare passato e presente, creando un’atmosfera unica. Una discesa tra i sepolcri più desolati ed oscuri per sottolineare come ognuno di noi abbia il destino già segnato. “Siamo noi il male” urla a denti stretti il vocalist, nonché chitarrista, Moris Fosco, accompagnato in questa misteriosa avventura dai suoi compagni Mauro Passeri (basso) e Andrea Vozza (batteria): una sentenza che lascia poco spazio a preghiere di salvezza. Le porte della necropoli vengono aperte da un’intro molto Sabbath che strizza l’orecchio, oltre a trasportare lo stato d’animo indietro sino al 1970, a quella pioggerella con tanto di “figure in black that points to me” da cui tutto ebbe inizio. Un lento cammino prima che una scossa distorta faccia la sua prepotente entrata in scena: la cruda “Morendo” prende per mano scaraventando tra una tomba e l’altra per lo spaesamento più completo, accecato dalla fede e dalle false credenze. Parole secche, violente, rigorosamente in italiano, su una base ritmica calzante e sempre variegata con spunti finali più melodici e rockeggianti. La morte, il crepuscolo, il declino: sintesi del ‘non-ritorno’ che troviamo nella trascinante “Siamo Noi Il Male”. E’ una sorta di rito esoterico/tribale quello che si propaga per buona parte del brano, inchiodandoti a terra al suono di “Tutto Muore”, fino a quando gli strumenti, ormai indiavolati, vengono liberati al loro diabolico volere. E’ il basso di Mauro Passeri a tracciare una linea d’attesa prima che una cavalcata dai toni gravosi faccia letteralmente scoppiare i sensi più disparati; pezzo davvero meritevole. Ma è tutto l’album a rimanere su alti livelli, collimando in pieno con il continuo sali-scendi emozionale. Ed è proprio “E’ La Tua Ora” a far calare nuovamente il sipario, distruggendo qualsiasi possibilità di risalita vitale: toni cupi a sostegno di un riff ‘cantilenoso’ accompagnano la litania sepolcrale di Fosco che scandisce a più riprese il titolo stesso del brano. Ma la capacità di variare, e quindi di sorprendere, nella sua profondità, è la caratteristica principe di “Necropolis” e, con “Tra Le Tue Carni”, le sonorità prendono un piglio più moderno, avvicinadosi ad un rock quasi ‘litfibiano’, pur contornato da un testo che non si discosta dalle sfumature dissacranti fin qui seguite. E’ invece un nuovo salto indietro nel tempo quello che ci porta nelle viscere di “La Morte E’ Solo Tua”: il classico riff in Tony Iommi-style appesantisce ulteriormente i passi del terzetto frusinate prima che una ripresa maligna ci introduca in un intermezzo strumentale, semplice ma coinvolgente, in attesa che la base portante dell’intero pezzo torni a farla da padrona. Un susseguirsi ritmico-passionale che si ripresenta con l’acida “Tenebre”, song intensa e diretta che alza nuovamente l’asticella della tensione: “Non puoi più scegliere, puoi solo scendere” decreta la voce ringhiosa del singer laziale, andando così a rimarcare quel senso di sbigottimento generale, presente sin dalle prime note del full-length. A chiudere il sepolcro ci pensa la malinconica “R.I.P”, breve passaggio strumentale che va a stillare gli ultimi aliti di vita, prima del viaggio definitivo nell’aldilà. Un “Necropolis” che, oltre a portare con sé, nelle vesti di bonus-track, la grezza “Necrosadico”, ci conferma come i Godwatt abbiano tutte le caratteristiche per tenere alto il cupo alone del doom italiano. Da avere.

TRACKLIST

  1. Necropolis
  2. Morendo
  3. Siamo Noi Il Male
  4. E' La Tua Ora
  5. Tra Le Tue Carni
  6. La Morte E' Solo Tua
  7. Tenebre
  8. R.I.P.
  9. Necrosadico
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