GOLD – Why Aren’t You Laughing?

Pubblicato il 09/04/2019 da
voto
8.0
  • Band: GOLD
  • Durata: 00:50:49
  • Disponibile dal: 05/04/2019
  • Etichetta: Artoffact Records
  • Distributore:

Candore, fragilità, estasi, preoccupazione, debolezza e straordinaria veemenza; solo alcune delle sensazioni emanate da “Why Aren’t You Laughing?”, un disco che esalta l’ambivalenza e lunaticità femminea della frontwoman dei Gold e lo rende un manifesto perfetto di quanto i chiaroscuri, i cambi d’umore, la sensibilità emotiva possano portare a un’opera di imperiosa potenza espressiva. La band olandese veleggia nel mare sconfinato delle sonorità dark, illustrandoci un modo tutto suo di intrecciare post-punk, darkwave, pop, metal, cantautoralità e armonie tese e vibranti in arrivo dallo shoegaze. I Gold sanno di avere un’arma fenomenale alla voce e disegnano onde sonore che assecondino pienamente il fiume lirico della singer. Milena Eva, presenza quasi aristocratica e magnetica su un palco, non segue affatto i cliché da strega dell’occult rock, incarna piuttosto i panni della poetessa, che mette in versi il suo vissuto in tutte le sue contraddizioni, difficoltà, inquietudini. La band va in assonanza alle gesta della sua cantante, usando a sua volta magnificamente un arsenale strumentale dai pochi limiti e ancora minore propensione all’adagiarsi.
Le tre chitarre in line-up non sono un caso, la musica è densa e stratificata e ha il suo caposaldo nell’interazione d’acciaio fra il vibrare chitarristico, vicino al post-black metal sui ritmi più incalzanti, l’assordare dei piatti e le rullate tremende sui tamburi, che tumultuano in un fragore da uragano quando la delicatezza si rompe e si scatena una furia implacabile, sebbene armonie ariose non sbilancino mai il suono verso lidi troppo estremi. Collante ed elemento dinamico anche nelle parentesi più eteree, è un basso gonfio di vitalità, in puro stile post-punk; quasi da solo ricopre di un velo di vigorosa malinconia la tracklist, che si sviluppa fra canzoni rapide nel conquistare, altrettanto efficaci nell’offrire ad ogni passaggio qualche nuovo spunto. A partire da un’opener se vogliamo anomala, “He Is Not”, che rimane sospesa a mezz’aria, suadente, leggera e tristemente cupa, condotta dalle note alte e sottili della Eva. È un presagio utile a far intuire il potenziale emozionale dell’album, che prende il volo secondo noi in modo calcolato, come se il climax percepito fosse stato attentamente studiato dal gruppo, per detonare proprio come noi lo percepiamo. Tre canzoni (la titletrack, “Please Tell Me You’re Not The Future”, “Taken By Storm”), una in fila all’altra, travolgono con forza crescente. Grondano straripante energia, partendo da note calme e distaccate, per procedere improvvisamente a un’inondazione di chorus accecanti, guizzi vocali da togliere il fiato, armate chitarristiche che si inseguono in cieli di tempesta e planano in un’impalpabile nebbiolina, ora affrante, ora rabbiose, oppure oniriche e disincantate.
Le metamorfosi vocali della Eva hanno puntuale risposta in un corredo strumentale pregevole sia quando si abbassa a un toccante minimalismo, sia nell’orchestrare assalti fastosi, sottolineati nel tenore metallico dalla produzione di Jaime Gomez Arellano, che come accaduto per “Motherblood” dei Grave Pleasures dà un impatto fenomenale a ogni strumento e al suono nel suo complesso. Detto che “Taken By Storm” varrebbe da sola l’acquisto e che il trittico prima citato è ciò che rimane maggiormente impresso, il resto non è che gli sia tanto inferiore. I Gold ci raccontano storie non banali, significative e importanti per chi le ha scritte, un’impressione che fa immedesimare al feeling dei suoi creatori e provare qualcosa di forte tutte le volte che si ascolta “Why Aren’t You Laughing”. Val la pena sottolineare almeno un’altra traccia, ovvero “Truly, Truly Disappointed”, baciata prima da strofe in tonalità bambinesche, in seguito squarciata da una progressione di batteria e trame post-black metal tanto poetiche quanto devastanti. In Nord Europa il gruppo sta già avendo da qualche anno un apprezzabile successo underground, questo quarto full-length non potrà che allargare la base dei fan e, magari, far accendere anche da queste parti un pizzico di passione nei loro confronti.

TRACKLIST

  1. He Is Not
  2. Things I Wish I Never Knew
  3. Why Aren't You Laughing?
  4. Please Tell Me You're Not the Future
  5. Taken By Storm
  6. Wide-Eyed
  7. Lack of Skill
  8. Truly, Truly Disappointed
  9. Killing At Least 13
  10. Mounting Into Bitterness
  11. Till Death Do Us Part
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