GOLDEN CORE – Kosmos Brenner

Pubblicato il 20/02/2024 da
voto
8.0
  • Band: GOLDEN CORE
  • Durata: 00:46:39
  • Disponibile dal: 02/02/2024
  • Etichetta:
  • HELVETES INDRE KRETSER

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I norvegesi Golden Core festeggiano con questo terzo album i dieci anni di carriera. Apparentemente nulla di strano, se non fosse che vedendo gli anni dei due componenti (ad oggi diciannove e ventuno anni) l’impressione è che ci si trovi davanti ad una band non proprio convenzionale. Come se non bastasse, nonostante la giovanissima età hanno anche maturato una discreta esperienza live a supporto di gente come Napalm Death, Melvins e Bongzilla, e partecipando anche a grossi festival norvegesi e internazionali come il Midgardsblot o il Bloodstock.
Nati come gruppo stoner doom abbastanza classico, con questo “Kosmos Brenner” il giovane duo fa un salto qualitativo enorme e, tralasciando il divertente ma acerbo debutto “Norwegian Stoner Machine”, amplia enormemente lo spettro musicale rispetto al già buono “Fimbultýr” del 2019.
L’album è un concept basato sulla visione del mondo norrena il cui tema centrale è l’incontro tra le forze del caos: la vita e l’ordine mondiale possono esistere ed essere mantenuti solo nell’equilibrio tra le enormi forze che sono costantemente in lotta tra loro e minacciano costantemente la nostra esistenza.
Una lotta eterna che rappresenta il passato, il presente e il futuro: il tutto descritto attraverso quattro brani multiformi che spaziano dal doom al black di matrice viking fino a lambire territori punk, alternati da altrettanti intermezzi atmosferici dal sapore acustico e funzionali nel creare un atmosfera narrativa.
Ed è cosi che “Ár Vara Alda” con il suo mood rituale fa da perfetta introduzione a “Ginnungagap”, brano che prende il meglio dagli Enslaved della seconda parte di carriera pur mantenendo quel groove tipico di un certo stoner metal. Aperture vocali a metà tra il folk e il prog ammorbidiscono le sporadiche accelerazioni in blast-beat e gli screaming tipici del genere in un contesto fluido e già parecchio maturo, per quello che è uno dei momenti, prima di sfumare in un meraviglioso finale triste ed evocativo, più black metal del disco.
La combo “Þorn Af Akri” e “Kosmos Brenner” crea un continuum perfetto nella costruzione di una tensione che si gioca tutto tra chitarre alla Sleep, suggestioni corali folk cosmiche che nulla hanno da invidiare alla band di Grutle e Ivar, e cambi di atmosfera repentini. Si cambia registro invece con “De Dødes Hær”, che paga invece pegno al piglio punk di Kvelertak e Turbonegro, ma vestendolo di una vena più progressiva, con riff e ritmiche non sempre lineari e una pesantezza nei suoni ai limiti del post metal. Spetta poi all’ambient acustico di “Sól Valtíva” introdurre “Tåkeheimen”, viaggio musicale di dieci minuti tra i fuzz degli Sleep e la percussività quasi tribale dei primi High On Fire, imbastardito da quell’atmosfera nebbiosa tipica della Norvegia degli anni Novanta. Il suo incedere monolitico, figlio di Matt Pike viene però spezzato da un finale marziale e che pare uscito da un album come “Below the Lights” degli Enslaved, con la sua psichedelia free form tipida dei seventies più visionari. La produzione stessa, organica, densa e sufficientemente dinamica, funge da veicolo perfetto per percepire ogni dettaglio, tra tutti l’uso mai invasivo ma importantissimo dei synth nel creare un substrato atmosferico.
Un enorme passo in avanti, quello fatto dai Golden Core con “Kosmos Brenner”, che dimostra una maturità invidiabile e, nonostante la giovane età, una consapevolezza nei propri mezzi superiore alla media.
Un disco estremamente pregno di cultura scandinava nel concept e nell’atmosfera generale che prova, riuscendoci, a superare i cliché tipici senza perdersi in un genere predefinito, mescolando influenze diverse e risultando parecchio personale ed affascinante. Decisamente soprendenti.

TRACKLIST

  1. Ár Vara Alda
  2. Ginnungagap
  3. Þorn Af Akri
  4. Kosmos Brenner
  5. De Dødes Hær
  6. Sól Valtíva
  7. Tåkeheimen
  8. Sól Varp Sunnan
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