7.0
- Band: GOLEM OF GORE
- Durata: 00:30:00
- Disponibile dal: 30/05/2025
- Etichetta:
- Everlasting Spew Records
Spotify:
Apple Music non ancora disponibile
Dopo una lunga serie di split, EP e varie collaborazioni, i Golem Of Gore approdano finalmente al debutto sulla lunga distanza con “Ultimo Mondo Cane”, un disco che fotografa con buona nitidezza lo sviluppo di una band da sempre attiva e coerente, ma che ora appare un po’ più consapevole e focalizzata.
Il gruppo emiliano, che ha da sempre membri in comune con i Grumo e altre apprezzate realtà del sottobosco estremo nazionale (Indecent Excision, Logic Of Denial), ha sin dall’inizio scelto di muoversi nel solco del goregrind più viscerale, abbracciandone sia l’attitudine produttiva – fatta di uscite frequenti e collaborazioni assortite – sia l’estetica sonora, con i suoi tratti oltranzisti e spesso ributtanti.
A cambiare, con il tempo, non è tanto la direzione, quanto il modo di percorrerla: “Ultimo Mondo Cane” si inserisce infatti perfettamente nel repertorio della formazione, ma, rispetto ai lavori precedenti, mette in mostra un lavoro di affinamento piuttosto interessante; le strutture di alcuni brani appaiono più curate, i riff di chitarra nel complesso risultano più leggibili e vari, e anche la resa sonora – pur mantenendosi su coordinate ruvide e immediate – guadagna in equilibrio e intelligibilità.
Naturalmente, le influenze restano quelle di riferimento per ogni appassionato del genere, con Last Days Of Humanity, Regurgitate, Bile o Miasmatic Necrosis a fare da bussola stilistica, ma non mancano momenti in cui emerge una vena più marcatamente death metal, che consente al gruppo di articolare meglio alcune soluzioni e inserire variazioni funzionali a spezzare la formula.
Evitando la trappola del ‘tutto e subito’, la tracklist, piuttosto generosa, è ordinata in modo tale da mantenere l’attenzione alta per tutta la durata: tracce come “In The Cold Room Of My Restaurant, You Are Dog Food”, “The Slasher In Black Latex: Acrid Aroma In Tenebris” o “A Prayer From The Filthy Creatures Of The Deep” si prendono qualche libertà in più rispetto all’impostazione più asciutta e impulsiva del goregrind più classico, introducendo passaggi più cadenzati o costruzioni leggermente più dilatate. Si tratta di deviazioni misurate, che non tradiscono l’impostazione di fondo, ma che comunque riescono a offrire quel minimo di respiro utile a evitare l’appiattimento.
Ciò che insomma colpisce è la capacità del quartetto di tenere insieme coerenza e attenzione al dettaglio, senza perdere di vista l’impatto e la spontaneità che da sempre caratterizzano questo particolare filone. L’esordio su lunga distanza, da questo punto di vista, non sembra quindi rappresentare un salto fuori misura: la band appare a proprio agio anche con un formato più esteso e sa come sfruttarne le potenzialità senza snaturarsi.
“Ultimo Mondo Cane” si dimostra perciò un lavoro solido, tutto sommato ben pensato e, nel suo ambito, curato con criterio. Non cerca svolte inattese, ma dimostra come anche all’interno di un linguaggio espressivo codificato si possa lavorare con un minimo di cesello, aggiungendo dettagli e sfumature senza smorzare troppo il tipico mood abominevole. Un debut album che insomma conferma le buone premesse e lascia intravedere margini interessanti per i prossimi passi.