7.5
- Band: GOLGOTHAN REMAINS
- Durata: 00:45:00
- Disponibile dal: 01/04/2022
- Etichetta:
- Sentient Ruin
Facendo seguito al notevole debut album “Perverse Offerings to the Void” – uscito in via indipendente nel 2018 e poi ristampato successivamente da Sentient Ruin e da Nuclear Winter Records – arriva ora tra noi la nuova opera dei Golgothan Remains, death metal band australiana di cui sinora non si è parlato tantissimo, ma che ha senz’altro le carte in regola per imporsi all’attenzione dei cultori dell’underground. Il quintetto di Sydney concede poco o nulla, come del resto ci si aspetta da formazioni provenienti dall’Oceania, panorama che da tempo ci ha abituato a realtà oltranziste o comunque poco inclini ai compromessi. Il suono è acuminato, rigoroso, severo. Canzoni che sulle prime intimidiscono, ma che alla lunga sanno come regalare emozioni. Non siano da considerare casuali i paragoni con band come Immolation e Suffering Hour: di ambientazioni tortuose, a volte sfumanti nell’ombra di poderose digressioni su registri più lenti e cavernosi, i Golgothan Remains ne elargiscono in grande quantità. Le dissonanze, unite a brumosi riferimenti old school che vanno appunto a chiamare in causa il gruppo di Ross Dolan, sono gli elementi portanti del suono degli australiani, che per tutto l’arco della tracklist di questo “Adorned In Ruin” cerca di porsi in equilibrio tra aggressione e spunti di pura matrice meditativa. Non vi è spazio per passaggi particolarmente groovy o ‘dritti’, tuttavia il disco riesce a esprimere una sua musicalità, concedendo piuttosto regolarmente qualche traccia più memorizzabile, con un mood decadente che pare distendersi in lente volute, a mezz’aria, lungo cammini di pura evanescenza. Certo non siamo (ancora?) sui livelli degli Ulcerate di “Stare into Death and Be Still” o dei Suffering Hour di “Dwell”, ma questo death metal subdolo e intricato alla lunga sa farsi largo e lasciare un segno nel nostro cervello, anche grazie a una lodevole varietà nei registri vocali, nei quali si rintracciano numerosi tipi di timbri, pur restando nell’ambito dello screaming. Se si deciderà di farsi avvolgere da queste atmosfere sospese e da questi suoni spigolosi alla base di episodi ragguardevoli come “The Malign Hordes Of Abhorrence”, “Forgotten Lores Of Hatred And Bloodshed” o “On Lifeless Wings of Malice”, la ricompensa emotiva sarà dunque preziosa.
