7.0
- Band: GOOD CHARLOTTE
- Durata: 00:41:16
- Disponibile dal: 08/08/2025
- Etichetta:
- Atlantic Records
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Nel processo di beatificazione che prima o poi colpisce tutte le band mainstream secondo un processo consolidato – successo, declino e rinascita, meglio ancora se dopo un’assenza più o meno prolungata – stavolta sembra essere il turno dei Good Charlotte, in coda ai redivivi Blink 182 e agli ormai defunti Sum 41.
Nel trentesimo anniversario dalla nascita della band – nonché ad un quarto di secolo dall’omonimo debutto e nel ventennale dell’attuale formazione – la band del Maryland torna con questo “Motel Du Cap”, ottavo disco a sette anni di distanza dal precedente “Generation RX” (passato un po’ in sordina anche nelle classifiche), e per l’occasione si fa accompagnare da una lista di produttori degna di Sanremo (ben sei accreditati, tra cui spiccano l’onnipresente Zakk Cervini e il moderno Re Mida Jordan Fish) e diversi ospiti, oltre ad una vera e propria orchestra.
L’intro recitata “Check In At Motel Du Cap” ci ha ricordato “Time To Relax” dal capolavoro “Smash”, ma quello che segue non è altrettanto esplosivo: il primo singolo “Rejects” è un pop punk decisamente più maturo rispetto alla band di “The Young And The Hopeless”, così come “Stepper” e “I Don’t Work Here Anymore” ricordano qualcosa degli anthem passati (dalla celeberrima “I Just Wanna Live” a “The Anthem”) ma al tempo stesso aggiungono una patina di grandeur malinconica, ben rappresentata dall’immagine del suddetto motel in copertina.
Interessante anche la scelta degli ospiti, tutti diversi tra loro: il rappert Wiz Khalifa porta un tocco chill a “Life Is Great” (pezzo memore degli Sugar Ray di fine secolo scorso), la giovanissima Zeph è una piacevole parentesi rosa su “Pink Guitar”, il vocione country di Luke Borchelt riempie bene gli spazi vuoti dell’acustica “Deserve You” e Petti Hendrix è il trait d’union tra hip-hop e pop punk come Machine Gun Kelly insegna.
Da segnalare anche le atmosfere più elettroniche di “Bodies”, un piacevole rimando ai tempi di “Good Morning Revival”, il climax intimo di “Castle In The Sand” e la conclusiva “GC FOREVER”, un classico dei Good Charlotte rivisto in chiave sinfonica, mentre il resto poco aggiunge ad un disco sì maturo ma senza particolari ambizioni di classifica.
Il “Motel Du Cap” non sarà come certi Hotel in California e a fare notizia oggi è il ritorno di altri ‘fratelli coltelli’, ma i gemelli Madden sanno ancora come scrivere discrete canzonette, tra reminiscenze pop punk e sonorità pop più contemporanee.
