GOODBYE, KINGS – Au Cabaret Vert

Pubblicato il 07/02/2015 da
voto
7.5
  • Band: GOODBYE KINGS
  • Durata: 00:56:20
  • Disponibile dal: 19/11/2014
  • Etichetta:
  • Distributore:

Goodbye, Kings è il nome di questo interessante combo italiano, dedito ad una musica introspettiva e pacata, accomunabile probabilmente ad un concetto post-rock estremamente labile però, visto la vena profondamente sognante e poco rock, appunto, dei brani presenti in “Au Cabaret Vert”. Incentrato sui dipinti del francese Tolouse-Lautrec e sui poemi del giapponese Masaoka Shiki, l’intero album infatti abbraccia una composizione rarefatta e celestiale, trascendentale in molti dei suoi punti, nel senso che l’utilizzo della tecnica strumentale e degli strumenti stessi è totalmente asservita qui al raggiungimento dell’atmosfera perfetta, del soundscape da capogiro capace di astrarre l’ascoltatore dal mondo terreno per immergersi, almeno durante la durata dell’LP, nella marea di pensieri ed emozioni che affollano la propria interiorità. Va ammesso che in questo i ragazzi milanesi riescono alla perfezione, portando avanti un discorso che fin dall’introduttiva “Au Cabaret Vert” fino allo struggente finale di “Memoire” non dimostra mai cali di tensione sensibili o improvvisi sbilanciamenti stilistici, cosa a cui sono portati spesso molti musicisti del settore in nome di una vena “prog” in realtà spesso difficilmente individuabile. Triste e speranzoso allo stesso tempo, “Au Cabaret Vert” è il suono di una carezza, la colonna sonora di un’alba autunnale fredda ma limpida, dove emergono sporadicamente delle increspature emotive (“Voodoo & Cocaine”, “A Crack Of Light Will Destroy This Comedy”) incarnate da rumoristica ed ingressi di chitarra distorta che, in un gioco di contrasti chiaroscurali, evidenziano ancora di più la delicatezza generale delle canzoni. Gli arpeggi delle chitarre sono melodicamente solidi e centrali nello scandire l’andamento del brano, ma altrettanto fondamentali risultano le partiture di percussioni, samples e glockenspiel nell’approfondire il livello sonoro e dare la giusta dimensione dinamica alle composizioni dell’album. Sarebbe forse stata auspicabile una prova un po’ più estrosa dietro le pelli, ma escluso questo, se siete in cerca della giusta fusione tra le atmosfere dei Sigur Ros meno sperimentali, dei fraseggi liquidi e trasognati dei Godspeed You! Black Emperor ed amanti di una certa gravità espressa in musica, “Au Cabaret Vert” non avrà la minima ragione per lasciarvi delusi: provare per credere.

TRACKLIST

  1. Au Cabaret Vert
  2. Ototeman
  3. Modalina Wears Blue
  4. Voodoo & Cocaine
  5. Haiku For The Autumn
  6. A Crack Of Light Will Destroy This Comedy
  7. Memoire
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