8.0
- Band: GORDIAN KNOT
- Durata: 00:49:53
- Disponibile dal: 21/03/2003
- Etichetta:
- Lucretia Records
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“Emergent” segna il ritorno dei Gordian Knot di Sean Malone, a quattro anni di distanza dal precedente omonimo album. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un lavoro interamente strumentale, impreziosito dalla partecipazione di ospiti veramente illustri quali, tanto per citarne alcuni, Jim Matheos, Steve Hackett e Sean Reinert. E’ bene precisare da subito che questo “Emergent” non è sicuramente un disco per tutti, vuoi perché appunto interamente strumentale, vuoi perché, sebbene il suo nucleo sia sostanzialmente metal, le influenze, le sonorità, gli stili utilizzati sono tanti e tali da proporci una visione della musica estrema ad ampio raggio e di ampio respiro, e infine vuoi perché,oggettivamente, questo non è un lavoro di facile ed immediata acquisizione. Ciò posto, credo che questo “Emergent” sia un lavoro estremamente affascinante, in cui risulta evidente come tutti i musicisti presenti abbiano avuto la possibilità di esprimersi liberamente lontano da schemi musicali precostituiti, lasciando “scorrere” il loro estro e la loro genialità. E, forse, proprio per questo motivo, pur essendo “Emergent” un disco di prog metal, siamo ben lontani dai meri esercizi di tecnica che nel novanta per cento dei casi rendono un disco strumentale di questo genere una noia mortale per l’ascoltatore. Le nove composizioni che costituiscono “Emergent” sono state scritte pensando alla musica nel senso più ampio del termine, non per dimostrare la propria abilità tecnica, e per questo motivo la loro “apparente” semplicità è in grado di emozionare l’ascoltatore come pochi dischi strumentali sanno fare. Gli otto minuti della bellissima “Grace” ne sono un esempio: una dolcissima nenia, interamente suonata da Sean Malone per mezzo dello Stick ed utilizzando l’ Echoplex, quanto di più lontano ci possa essere dal concetto di brano progressive ultratecnico, e proprio per questo motivo unica ed affascinante. Ci sono ovviamente anche episodi più classicamente progressive, come ad esempio “Muttersprache”, ma anche qui, sebbene siano presenti tre chitarristi, non troverete tecnicismi esagerati che andrebbero a scapito delle atmosfere e della musica. In definitiva, questo “Emergent” è un disco di ricerca e di sperimentazione, che però, nonostante questo, ha un’anima che riesce ad emozionare e ad affascinare l’ascoltatore. Scendere al suo interno non è sicuramente facile, ma vi posso assicurare che, una volta fatto, sarà altrettanto difficile uscirne.
