7.5
- Band: GOREFEST
- Durata: 00:48:06
- Disponibile dal: 03/08/2007
- Etichetta:
- Nuclear Blast
- Distributore: Audioglobe
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Alla luce di questo “Rise To Ruin” possiamo dire che con il precedente lavoro “La Muerte” i Gorefest, band olandese protagonista della scena death metal negli anni ’90, avevano fatto solamente capolino. Ora sono tornati. Le nove tracce di questo “Rise To Ruin” spazzano via quelle del precedente lavoro che presentava sì qualche buona traccia ma non aveva un’identità, a differenza di ogni altro lavoro della discografia dei quattro olandesi. La band nel suo album di ritorno definitivo ha scelto di suonare death metal e di pestare il piede sull’acceleratore, tagliando i ponti definitivamente con la svolta Seventies degli ultimi lavori prima del ritorno. “Revolt”, opener del disco, è un’autentica dichiarazione di intenti. La canzone è veloce, d’impatto e mette in evidenza l’ottimo lavoro di Boudewijn Bonebakker, chitarrista, che non ha di certo smarrito l’ispirazione dei suoi fantastici assoli. Fra i migliori pezzi dell’album troviamo il successivo “Rise To Ruin”, che esalta il lavoro di Jan-Chris de Koeijer, leader del gruppo. La canzone è lenta, potente, chitarristicamente pesante, ma sono il suono del basso e la voce incazzata (e trattata) a fare la differenza. Il testo (“we rise to ruin when we raise together”) è chiaramente impegnato politicamente. Si ha prova di questi testi impegnati anche nella successiva “The Rise On Stupidity”, altro gran pezzo che non avrebbe sfigurato sul capolavoro della band, quel “False” targato 1993. La canzone, molto veloce, è in assoluto il pezzo migliore del disco e già promette sfracelli in sede live con l’alternanza fra parti up tempo e blast beat devastanti con l’urlo “shoot straight!” del cantante davvero cattivo. Anche “A Grim Charade” è degna di menzione per via della sua struttura varia e melodica. I suoni del disco sono molto potenti e puliti, le chitarre graffianti, il drumming vario e preciso come sempre e i “roar” tipici del cantante molto aggressivi. La struttura della tracklist è ottima, con la sua alternanza fra pezzi veloci e pezzi più cadenzati. La band, come ha già dimostrato in passato, ha classe e ha successo sia nei momenti lenti che in quelli veloci, passando con disinvoltura da canzoni dalla struttura più semplice a composizioni più tecniche e impegnative. Con questo ottimo album possiamo dire che i Gorefest sono tornati. Si spera per restare.
