GORGOROTH – Twilight Of The Idols (In Conspiracy With Satan)

Pubblicato il 18/07/2003 da
voto
7.0
  • Band: GORGOROTH
  • Durata: 00:32:28
  • Disponibile dal: 21/07/2003
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Audioglobe

I Gorgoroth hanno ancora voglia di sputare addosso alla gente il loro verbo blasfemo, ecco il messaggio principe lanciato con questo nuovo “Twilight Of The Idols (In Conspiracy With Satan)”, ennesimo capitolo della loro saga. Come in molti sanno, questa uscita è stata posticipata a causa delle beghe giudiziarie che hanno coinvolto il singer della band Gaahl. Inutile spendere altre parole sui fatti riguardanti la vita dei personaggi della scena black norvegese, fin troppo è stato detto e poi sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Fin troppo comodo demonizzare un intero movimento o una band per fatti extramusicali (che sinceramente a pochi interessano) e poi ci sono sempre le questioni di comodo in mezzo. Ipocrita iniziare a sparlare dei Gorgoroth (o di altri in passato) perché la band a qualcuno può esser scomoda, quando per i fatti che riguardarono personaggi più illustri della scena norvegese in pochi ebbero il coraggio di ridire qualcosa (non ricordo di gente che abbia mai osato sbeffeggiare gli Emperor per la loro fedina penale non pulitissima…). Dopo questa doverosa premessa, è tempo finalmente di parlare dei Gorgoroth in quanto black metal band con i fiocchi. La cult band norvegese è stata capace, negli anni, di non cedere alle lusinghe di un mercato che ha condizionato lo stile di molte black metal band, non ha mai guardato in faccia nessuno, tanto meno la propria casa discografica Nuclear Blast quando ha sfornato quel grezzissimo e anticommerciale gioiello chiamato “Destroyer”. Certo, con il poco glorioso “Incipit Satan” c’era già chi stava scavando la tomba ad Infernus e soci, ma dopo l’ascolto di questa ultima release i vari detrattori dovranno ricredersi. L’opener “Procreating Satan” rifulge di morboso amore per il maligno e la sua essenza, e ne invoca la manifestazione. Una materia indistinta, costituita da tutti i più violenti sentimenti per partorire una creatura demoniaca, la creatura per eccellenza. Lo stile Gorogoroth qui si sente tutto, compreso il cantato malato del pazzo Gaahl, uno dei cantanti più estremi di sempre. C’è subito da notare che stavolta la produzione dell’album è anni luce lontana da quella di “Destroyer”: i Gorgoroth si sono messi al passo con i tempi e sono stati furbi nell’ottenere (e volere) una produzione cristallina sì, ma dai suoni sempre grezzi (non si può chiedere di più ad Infernus…) e taglienti. La limpidezza della produzione mette in primo piano la vena compositiva dei Gorgoroth che, se non formidabile, è comunque qualitativamente di livello medio-alto. Questo discorso però vale fino ad un certo punto perché lo stile Gorgoroth o si odia o se ne rimane succubi. “Exit Through Carved Stones” è una canzone più lenta ed introspettiva; pure le canzoni di “Incipit Satan” avevano queste caratteristiche, ma erano meno coinvolgenti. Un brano malato, nel vero senso della parola, una pacata esposizione di sentimenti e pensieri deviati, devianti. Insomma, i Gorgoroth sono sempre gli stessi, ed in fin dei conti piacciono proprio per questo motivo. “Teethgrinding” è piuttosto scarna, forse troppo ripetitiva e minimalista, ma conserva pur sempre un certo feeling tetro e anche qui la prestazione di Gaahl è sopra le righe anche se a tratti sembra parlare più che cantare. La sua voce, sebbene sovrapposta a vari filtri, sa sempre essere molto carismatica, malata, riflessiva ma al contempo deviata. La successiva “Forces Of Satan Storms” presenta una prima parte piuttosto deludente. C’è una percentuale troppo alta di riffing rubati al thrash: mi riferisco al solito ‘zum-zum’ cadenzato e fatto sempre sugli stessi due accordi di chiara matrice slayerana da cui, a quanto sembra, tutti i gruppi black sembrano attratti irresistibilmente (dai Satyricon, agli Emperor di “IX Equilibrium”, agli Immortal e così via). Lo stacco a metà canzone manca del giusto feeling, e qui Infernus si dimostra poco ispirato, in luogo di una seconda parte della canzone più tirata e trascinante. “Blod Og Mine” e “Of Ice And Movement” per fortuna sono più veloci ed evitano all’intero album la preoccupante stagnazione su infiniti mid tempos (tanto amati dalla schiera della Moonfog); ad ogni modo entrambi le canzoni convincono grazie anche alla loro intensità e brevità, pur non essendo momorabili. “Domine In Virtute Tua Laetabitur Rex” sono cinquantacinque secondi insensati di synth, ma che i Gorgoroth possono concedersi. Un album che non fa naufragare quella che sarebbe l’ennesima band norvegese a deludere il suo pubblico. I Gorgoroth sono sempre gli stessi, sempre e comunque ‘under the sign of hell’!

TRACKLIST

  1. Procreating Satan
  2. Proclaiming Mercy - Damaging Instinct Of Man
  3. Exit Through Carved Stones
  4. Teethgrinding
  5. Forces Of Satan Storms
  6. Blod Og Mine
  7. Of Ice And Movement
  8. Domine In Virtute Tua Laetabitur Rex
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