GORGUTS – Obscura

Pubblicato il 01/05/2020 da
voto
9.0
  • Band: GORGUTS
  • Durata: 01:00:30
  • Disponibile dal: 23/06/1998
  • Etichetta: Olympic Recordings
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“Obscura” è uno dei pilastri fondanti di una grossa parte del metal estremo contemporaneo. Uscito nel 1998, ma scritto e registrato molto prima, è l’esempio più eclatante dell’ambizione e del coraggio dei Gorguts, i quali, grazie a questo disco, riescono a passare definitivamente alla storia come uno dei gruppi più singolari della storia del death metal e non solo.
Dopo “The Erosion of Sanity”, album eccellente ma poco promosso da una Roadrunner Records che verso la metà degli anni Novanta pareva già essersi stancata del death metal, la band canadese si ritrova senza contratto e decide di rimettersi in gioco ancora una volta, optando per allontanarsi più che mai dalla propria cosiddetta comfort zone. Il chitarrista/cantante Luc Lemay si circonda di nuovi musicisti – Steve Hurdle alla chitarra, Steve Cloutier al basso e Patrick Robert alla batteria – e istruisce chiaramente la line-up appena assemblata: nulla di ciò che ha reso grande il disco precedente e il repertorio degli esordi dovrà essere utilizzato per comporre i nuovi brani. Il gruppo, insomma, si auto-costringe a creare un nuovo linguaggio e a maneggiare i propri strumenti in maniera del tutto inedita, mettendo da parte tutti i tipici stilemi del death metal di allora. Inoltre, quando il quartetto inizia a ritrovarsi in sala prove per lavorare alla musica, viene presa la decisione di ascoltare i nuovi riff al buio, oppure dando le spalle alla persona che sta suonando. La ragione è semplice: Lemay non vuole che una dimostrazione di tecnica o di velocità sul manico della chitarra distragga i suoi compagni dall’effettiva qualità del riff. O, di contro, che quest’ultimo venga sminuito solo perché il suo svolgimento è relativamente semplice. Venendo da un disco colmo di spunti virtuosi come “The Erosion…”, l’idea per l’album in lavorazione è quella di basarsi sull’atmosfera e sulla profondità del suono, anziché sulla difficoltà e la raffinatezza dell’esecuzione. Il nuovo approccio mette seriamente alla prova i musicisti, ma, al tempo stesso, dà loro modo di affrontare la musica senza preconcetti e di concentrarsi esclusivamente sulle emozioni che essa sta trasmettendo.
Detto ciò, il piano dei Gorguts non è comunque quello di confezionare un’opera leggera e orecchiabile; tutt’altro: i canadesi sono ancora a tutti gli effetti una death metal band e quanto viene confezionato in quel di Montreal non lascia campo a dubbi in merito alla serietà e alla complessità del progetto. Quella offerta con “Obscura” è una performance densa, quasi l’esortazione a salire, a spingere verso l’alto per ritrovarsi pienamente nell’Io interiore, in uno spazio assolutamente alieno. Dall’incontro/scontro tra le tese distorsioni di chitarre e basso e lo stormo percussivo della martellante e destrutturata batteria di Patrick Robert, la band sortisce una musicalità eruttiva, spiritata e tesa, con rari (ma funzionali) momenti di stasi interlocutoria, che concedono respiro senza fare calare la tensione d’insieme. La dissonanza e il riff atonale prendono il centro del palcoscenico, imbastendo una personale disamina del potenziale sonoro della chitarra, il cui corpo e la cui meccanica vengono sottoposti a sollecitazioni pressoché estreme, ma di cui non viene affatto violentata, e ancor meno disconosciuta, la personalità melodica e l’estensiva dimensione formale.
A tratti si potrebbe parlare di rumorismo spinto e viscerale, ma, soprattutto in episodi come “The Carnal State”, “Nostalgia” o “Rapturous Grief”, questa sperimentazione tesa ed ostinata, al limite dell’intransigenza, viene unita ad una carica espressiva smodata, in cui il senso dell’artificio non sovrasta l’istinto nella drammatica espressione emotiva. L’inquieta tracklist sembra pervasa da una trance febbricitante quanto ostinata nel non piegarsi ai normali canoni death metal: al di là del growling di Lemay, non vi è quasi nulla che possa ricordare i dischi precedenti, i Death o i Suffocation in queste trame, ma il sound è comunque tagliente e collerico, per uno stile assoluto che, lentamente, ascolto dopo ascolto, riesce ad imprimersi e a svelare tutto il proprio significato.
“Obscura”, a conti fatti, è senza dubbio la base di tutto ciò che band come Portal, Deathspell Omega o Ulcerate hanno proposto nel corso delle loro carriere: musica di primo acchito difficilissima, dai contorni vaghi e dalle influenze ignote, eppure splendidamente coerente; musica piena di ambizione e di carica visionaria e progressiva, lanciata lungo una traiettoria deviata per occupare uno spazio spogliato di ogni finto divismo gonfiato ad arte. Un suono che avanza, che fa paura e che al tempo stesso fa riflettere. Un cuore che pulsa e un’anima profonda, ben celati sotto un’ondata di acido.

TRACKLIST

  1. Obscura
  2. Earthly Love
  3. The Carnal State
  4. Nostalgia
  5. The Art Of Sombre Ecstasy
  6. Clouded
  7. Subtle Body
  8. Rapturous Grief
  9. La Vie Est Prelude
  10. Illuminatus
  11. Faceless Ones
  12. Sweet Silence
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