GORGUTS – Pleiades’ Dust

Pubblicato il 10/05/2016 da
voto
8.0
  • Band: GORGUTS
  • Durata: 00:33:00
  • Disponibile dal: 05/13/2016
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

Sicuramente Luc Lemay ha un’idea del tutto particolare di death metal. Nei tardi anni Novanta e nei primi Duemila, con album come “Obscura” e “From Wisdom Hate”, il musicista canadese ha iniziato a dare vita ai suoi primi veri esperimenti in questo campo, caratterizzati da un approccio strumentale decisamente avventuroso, atmosfere caustiche e modalità progressive che diventeranno non solo il marchio distintivo dei “nuovi” Gorguts (vedi il sensazionale come-back di “Colored Sands”), ma inaugureranno una nuova estetica del suono. La grande intuizione di Lemay è stata quella di mettere a nudo la forza primitiva, rude e animalesca del death metal, di consegnare alla libera interpretazione delle distorsioni scomposte e delle abrasioni spastiche, in cui si concentrano istinto, potere dell’inespresso ed energia, un nuovo espressionismo dai tratti tanto vaghi quanto incisivi ed emotivamente provocatori. Originariamente influenzato da “Chaining the Katechon” dei Deathspell Omega, “Pleiades’ Dust” consta di una singola composizione della durata di poco più di mezzora: qui la concezione stessa di struttura e di fluidità armonica – pur tenendo conto di alcune intelligenti e necessarie ripetizioni – è avversata da una precisa volontà di narrazione che a volte diventa libero vagare. Con questa nuova opera Lemay intende raccontare la storia della Casa della Sapienza, una biblioteca di Baghdad fondamentale per lo sviluppo dell’algebra, dell’ottica e dell’astronomia fra l’ottavo e il tredicesimo secolo. Partendo da questo concept, i Gorguts hanno confezionato una trama nella quale lo scontro di atonalità, melodia e repentini cambi ritmici che avevamo saggiato in una perla come “Le Toit du Monde” viene elevato alla massima estensione e solennità. Per chiare esigenze narrative, i ritmi sono lievemente meno tesi rispetto a quelli di “Colored Sands”, tanto che il mood arriva persino a sfiorare l’ambient nell’intermezzo centrale, ma in tutti gli altri movimenti è facile imbattersi in quella tensione, in quelle provocazioni armoniche e sensoriali, in quell’imprevedibilità e in quell’intuito deviato che ormai da anni siamo soliti associare direttamente al nome Gorguts. Il bassista Colin Marston questa volta è più che mai sugli scudi e con Lemay e l’altro chitarrista Kevin Hufnagel riesce a generare un intreccio di sovrapposizioni ed interazioni tra i più fitti della storia della band, per un impatto che gioca costantemente on il tragico e con il passionale, con l’inquietudine e la disillusione, il tutto attraverso suoni crudi che rigettano la roboticità impersonale e asettica di certo metal estremo attuale. A conti fatti, risulta difficile parlare (solo) di death metal di fronte a queste riflessioni dei nuovi Gorguts: la traccia procede per fluttuazioni e aperture il cui andamento può forse ricordare più la scena “post” hardcore/metal che quella prettamente estrema, ma davanti al carico emotivo e alla perfetta esecuzione di “Pleiades’ Dust” ogni dibattito critico e approfondito su dette categorie appare superfluo. L’unica verità è che ogni fan della moderna incarnazione del gruppo dovrebbe considerare obbligatorio l’ascolto di questa nuova opera.

TRACKLIST

  1. Pleiade's Dust
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